“Sai dovresti cacciare di casa il mostro più spesso…” commenta Brett divertito appoggiando la testa indietro contro il bordo della vasca da bagno e io metto a ridere cercando di girare il viso per guardarlo.
“Il mostro è mio figlio Brett…” faccio finta di rimproverarlo.
“Sì, lui, quel coso che vive sul divano con il controller della Playstation in mano, e si ciba di pizza e cheeseburger…” continua lui convinto.
“So chi è mio figlio!” esclamo molto divertita e lui si sporge per prendere la bottiglietta di birra che ha appoggiato a terra accanto alla vasca.
“Dicevo solo che mi piace stare con te senza nessuno che rompe…” commenta.
“Brett…senti…”
“Heeeeeey, non ti sto dicendo di abbandonare tuo figlio! Sei impossibile biondina!” ride “Uno non può neanche fare un commento che tu subito ti fai mille pare; rilassati, non rapirò tuo figlio lasciandolo sul bordo di una strada, alla fine il mostro mi piace e quando vogliamo mangiare pizza in due ti convinciamo più facilmente, quindi è anche utile!” mi spiega risoluto, come se stesse dicendo la cosa più normale del mondo.
“Sei tu che ci hai provato con me quindi almeno non lamentarti!” scherzo e lui sporge in avanti il viso fingendo uno sguardo minaccioso.
“Dici che avrei dovuto provarci con tuo figlio?” mi chiede e io mi giro facendo schizzare l’acqua sul pavimento e colpendolo su una spalla.
“Sei un cretino!” rido e lui mi blocca impedendomi di muovermi mentre ride anche lui; scende il silenzio.
“Sei stato con altre ragazze da quando… da quella sera… a casa tua dico…?” chiedo così, di punto in bianco, senza un vero perché, solo per saperlo, perché dopo quello che mi ha detto Neela questa domanda mi ronzava in testa insistentemente ventiquattrore su ventiquattro…
“Scusa?” chiede lui con un tono di voce sorpreso e forse leggermente scioccato, “E questa da dove viene fuori?” continua abbozzando un sorriso.
“Non lo so… io…”
“No” mi interrompe e io giro la testa per guardarlo “Cioè, ammetto di essere uscito a cena con una ex tre settimane fa, ma solo perché aveva dei casini e aveva bisogno di parlare… e se stai per chiedermi se ci sono andato a letto la risposta è no …” mi spiega spostandomi i capelli bagnati dal viso.
“Non so perché te l’ho chiesto…” confesso con un sorriso, appoggiandomi all’indietro contro di lui.
“Non vengo qui da te solo perché non ho niente di meglio da fare Sam…” mi interrompe di nuovo, “…insomma almeno per me la cosa sta prendendo una piega decisamente diversa…”
“Anche per me a dire il vero…” ammetto mentre mi fa scorrere le mani sulle braccia, “ed è per questo che ti chiedo queste cose perché…beh la cosa un po’ mi spaventa, sarò sincera all’inizio ti vedevo come una cosa totalmente diversa, insomma mi sembravi uno di quei tipi che dopo un po’, dopo molto poco si sarebbe stancato di me e sarebbe tornato per gli affari suoi… e se devo dirla tutta la cosa non era un problema, cioè mi andava bene anche così, perché… dopo la storia con Luka e tutto il resto avevo bisogno di spazio… e poi invece…” lascio cadere il discorso.
“…e poi invece ho preso possesso del tuo divano insieme a tuo figlio?” scherza e ci mettiamo a ridere.
“Qualcosa di simile…” commento fermandomi poi con gli occhi chiusi. “Sai che sono due mesi che ci frequentiamo io e te?” gli chiedo poi senza muovermi.
“Due mesi…pensavo che mi avresti sbattuto la porta in faccia molto prima…” risponde divertito. “L’acqua sta diventando gelata…” aggiunge poi e io annuisco.
Ci alziamo e ci asciughiamo, sono in cucina, Brett è andato un attimo da lui a prendersi una maglietta pulita; sento la porta di casa richiudersi e poi i suoi passi che risuonano sul parquet, attraversa il soggiorno velocemente ed entra nella stanza.
“Sarebbe un problema se io cenassi qui stasera?” scherza appoggiandosi allo stipite.
“Fammi indovinare hai il frigo vuoto…” lo prendo in giro e lui annuisce, “Avevo già messo in conto di averti come ospite, a fine mese ti infilo sotto la porta la busta con la cifra che mi devi per l’affitto!” continuo e ci mettiamo a ridere.
“Potresti anche iniziare a presentarmi il menù con i piatti del giorno!” esclama mentre lo guardo divertita.
“Certo! E poi vengo da te a farti le pulizie, rifarti il letto, riordinare quella giungla invivibile che è il tuo soggiorno, vuoi che ti faccia anche il bucato?” chiedo stando al gioco.
“Beh se proprio insisti non è che mi farebbe schifo…” commenta mentre mi giro e gli tiro un canovaccio, la prima cosa che mi è capitata sotto mano.
Ridiamo e per un attimo cala il silenzio, apro lo sportello e prendo un paio di cose.
“E pensi che sarebbe un problema se mi stessi innamorando di te?” continua e io giro la testa verso di lui, colta alla sprovvista e lo guardo, appoggiato lì con le braccia incrociate e lo sguardo fisso su di me.
Sorrido “Direi di no… sempre che questo non implichi che dovrò effettivamente fare il tuo bucato…” scherzo e lui ride avvicinandosi a me per darmi un bacio prima di iniziare ad aiutarmi a cucinare.
***
“Ok, ciao a tutti allora, ci si vede domani!” esclamo rivolta a quelli del turno di notte in accettazione.
“Sam aspettami esco con te!” mi dice Aoi prendendo la borsa ed affrettandosi per raggiungermi.
Usciamo nel piazzale ambulanze, mentre la porta nel policlinico si richiude alle nostre spalle “Hai programmi?” le chiedo e lei gira la testa guardandosi stupita “Per stasera dico…”.
Lei sorride e scuote la testa “No a dire il vero niente…”
“Devo raggiungere Neela e qualche amico in un locale… il locale di Brett, vuoi venire?” le propongo.
“Non vorrei disturbare, insomma magari…” inizia a dire.
“Ma figurati! Ci sono anche Ray, Wendall, Jared, e perfino Morris...” scherzo.
Lei si mette a ridere “Ma sì, perché no!” si lascia convincere alla fine e io annuisco soddisfatta.
Entriamo nel bar e subito vediamo gli altri seduti ad un tavolo.
“Hey!” Jar ci fa un cenno con la mano per richiamare la nostra attenzione mentre ci avviciniamo salutandoli tutti.
“Ho portato compagnia…” commento riferendomi ad Aoi.
“Ammettilo Sam, non le hai detto che c’eravamo anche io e Jared per convincerla a venire…” scherza Ray mentre Aoi rivolge a entrambi una occhiata divertita e noi invece li guardiamo confusi.
“Oggi noi tre abbiamo avuto una discussione sul rock giapponese…” ci spiega lei sedendosi accanto a Wendall.
“E la giapponesina non ha preso bene i nostri commenti poco lusinghieri…” interviene Jared mettendosi a ridere.
“Vi farò cambiare idea, l’ho presa come una sfida!” statuisce lei indicandoli convinta mentre loro si mettono a ridere divertiti.
“Hey non è che poi ci ritroviamo a suonare quella roba vero?” chiede Brett fermando la bottiglia sulle labbra e guardando prima Ray poi Jar alternativamente con sguardo leggermente preoccupato.
“Hey quella roba è ottima musica!” si difende.
“Ho i miei dubbi, ma se lo dici tu…” commenta lui poco convinto.
“Sam mi ha detto che sei il capo qui… non è che devi andare a lavorare o a fare qualcosa?” gli risponde lei tutta convinta mentre non posso fare a meno di mettermi a ridere.
“Sai so che sei qui da poco ma penso che tu stia frequentando troppo Miss Acidità qui al mio fianco…” le fa eco lui indicando me.
“Hey!” mi difendo dandogli una pacca sul braccio, facendo ridere il resto della tavolata.
“Ok…ok ho capito…facciamo che mi alzo e vado a prendere da bere per tutti eh? Così intanto magari si calmano le acque!” dice lui massaggiandosi il braccio e fingendo uno sguardo risentito.
“Bravo, vedo che iniziamo a ragionare…” lo prendo in giro mentre lui si abbassa dandomi un bacio.
“Sei insopportabile biondina…” mi dice divertito prima di allontanarsi verso il bancone…
La serata procede nel migliore dei modi, Aoi ha legato subito con tutti e si è subito resa conto con che razza di persone ha a che fare, soprattutto dopo la terza o quarta birra dei quattro ragazzi, con Wendall che cerca di tappare la bocca a Jared, Morris che racconta aneddoti della sua vita al college, Ray che cerca di non far notare con scarsi risultati che la sua voglia di andarsene a casa con Neela aumenta esponenzialmente ogni minuto e Brett che fa la spola dal bancone portando da bere gratis per tutti…
Un gruppo di cretini, direi, che di sera sono così e di giorno giocano a fare i dottori…se ci vedesse qualcuno adesso il County perderebbe di sicuro molti pazienti…
***
“La vuoi smettere Neela? Stasera mio figlio non tornerà a casa con un tatuaggio, oppure ti assicuro che ci ritroveremo singles entrambe perché ucciderò sia Brett sia il tuo adorato Roomie!” rimprovero Neela cercando di sembrare minacciosa.
Stiamo salendo le scale del condominio di Aoi, che ci ha gentilmente invitato a cena entrambe, rigorosamente lasciando a casa, o meglio alle prove del gruppo, gli uomini.
“Hey!” ci saluta affacciandosi alla porta non appena raggiungiamo il suo piano.
Io e Neela ricambiamo il saluto ed entriamo levandoci la giacca e dandola ad Aoi che la appende dietro la porta.
“Non avevamo idea di cosa tu potessi cucinare ma abbiamo pensato che un paio di bottiglie di vino potessero comunque farci comodo…!” scherza Neela passandole alla padrona di casa.
“Grazie non dovevate! Magari dopo mangiato ne apriamo una, perché vi avverto che la cena stasera è assolutamente giapponese, sakè compreso!” risponde lei facendoci cenno di seguirla in cucina; la stanza è piccolina ma molto graziosa con un tavolino rotondo al centro, su cui c’è un piccolo fornelletto e una pentola in cui si sta cucinando qualcosa.
“Hey, se vuoi che mangiamo almeno spiegaci cos’è!” rido avvicinandomi curiosa.
“Si chiama Nabe,” ci spiega Aoi, “quello nella pentola è brodo, e ci si cuoce dentro verdura e la carne, questa,” continua indicando un piatto, “che ho tagliato abbastanza sottile di modo che si cucini velocemente. Una volta cotto si serve in queste ciotole e si condisce con salsa di soia, aceto dolce e sesamo” conclude tirando fuori le boccette con i vari condimenti.
“Wow” commenta Neela affascinata, “ammetto che mi stai facendo venire fame!”
“E’ un piatto molto particolare, nella nostra tradizione gli viene associato un preciso significato” continua a spiegare Aoi disponendo sul tavolo i bicchierini per il sakè, “condividere questo tipo di cena vuol dire consolidare un’amicizia, e siccome da quando sono qui voi vi siete dimostrate davvero gentili con me volevo cercare di ricambiare con questo piccolo gesto” conclude con quel suo tono così allegro e particolare.
“Una cosa che devi imparare di me Aoi è che mi commuovo fin troppo facilmente, quindi se fai un altro discorso del genere è abbastanza probabile che inizino a scorrere le prime lacrime!” scherzo mentre tutte e tre ci mettiamo a ridere.
“Hai fatto un bel salto dal Giappone a qui, il minimo che possiamo fare è cercare di aiutarti ad ambientarti, no? Mi ricordo quando mi sono trasferita da Londra, i primi mesi sono stati un inferno non conoscevo nessuno, e la maggior parte dei ragazzi al college erano fin troppo snob… o forse ero io a essere fin troppo timida!” si corregge Neela alla fine strappandoci un altro sorriso.
Aoi finisce di sistemare le ultime cose e poi ci invita a sederci a tavola, iniziando a mettere a bollire la carne e le verdure nella piccola pentola al centro del tavolo.
Un’ora dopo e almeno una decina di bicchierini di sakè dopo siamo ancora a tavola sedute a ridere per i motivi più imprecisati, forse io e Neela abbiamo preso il sakè troppo alla leggera, ma sembra che anche la padrona di casa si sia fatta prendere decisamente la mano…
“Non continuerò questo discorso, chiaro?” esclama Neela scuotendo la testa e mettendosi le mani davanti alla bocca come per enfatizzare il fatto che non parlerà.
“Hey, sei tu che hai iniziato questa precisa descrizione di Ray con addosso quella precisa camicia!” la prendo in giro bevendo un sorso dal mio bicchiere.
“Infatti non fare la santarellina Neela, ormai non la dai a bere più nemmeno a me!” commenta Aoi indicandola e mettendosi a ridere.
“Ok…ammetto che…ci sono dei momenti in cui con lui non capisco più niente…” riprende Neela scuotendo la testa.
“…dei momenti…” la prendi in giro e lei mi lancia un’occhiata che vorrebbe essere minacciosa ma non lo è affatto.
“Ok, praticamente sempre!” ammette scrollando le spalle e cercando in malo modo di reprimere un sorriso ubriaco. “Ray è travolgente, qualunque cosa faccia… e quando dico qualunque intendo qua…”
“Ok, prima di scadere nel ‘decisamente vietato ai minori’ direi che è meglio farla stare zitta!” la interrompo mettendomi a ridere.
“Beh io qui in giro non vedo minorenni!” si difende lei facendomi una linguaccia.
“Mi piace questo quadro del policlinico che mi state facendo…” dice Aoi portando un dito alle labbra, “certo le relazioni tra di voi sono un po’ complicate ma…”
“Non sono complicate davvero…” la interrompe Neela e poi si gira prendendo dalla borsa una penna e allungandosi poi per raggiungere una salviettina di carta “…allora andiamo con ordine, partendo da Kovac che praticamente se le è fatte tutte…”
“Hey!” mi lamento e Neela mi rivolge un’occhiata decisamente comica.
“Scusa!” sorride e poi scrive il nome di Kovac sulla salviettina iniziando a fare un po’ di frecce collegando i nomi delle sue numerose conquiste e proseguendo poi con la lista di tutti gli altri dottori dell’ospedale…
* 20 minuti dopo…*
“Questa roba è peggio di Beautiful…” commento guardando il complicato schema di intrecci amorosi che Neela ha disegnato e che Aoi ha abilmente decorato con vari cuoricini e freccette di diverso colore a seconda che la relazione sia finita bene, male, oppure sia ancora in corso…
“Posso tenermela questa? Magari mi evita qualche gaffe!” scherza la padrona di casa.
“Sì così eviti di ricordare a Neela di quando Wen è andata a letto a con Ray, hai visto quanto si incazza no?” commento stuzzicando volutamente per l’ennesima volta Neela sull’argomento, mentre lei si volta e mi tira un tovagliolo.
“Sai conosco parecchie ragazze che sono state con Brett…” mi risponde risoluta.
“Spiacente Roomie, tra le due quella morbosamente gelosa sei tu!” mi metto a ridere mentre Aoi ci guarda divertita.
Infilo la chiave nella toppa ed apro la porta, non è chiusa del tutto Alex deve essere già tornato; dall’ingresso sento chiaramente il borbottio monotono della televisione, mi tolgo la giacca e mi avvicino al divano su cui c’è disteso Brett profondamente addormentato.
Sorrido accucciandomi per prendere il telecomando e spegnere la televisione, poi mi giro e gli passo una mano tra i capelli, si stiracchia leggermente e poi apre gli occhi.
“Sei tornata…” dice a bassa voce e io annuisco “Il mostro è già a letto, era distrutto…non volevo lasciarlo da solo e così ho pensato di rimanere qui…” continua.
“Hai fatto benissimo…” rispondo “…ma potevi andare anche a letto…” sorrido.
“Che ne so io…magari stasera non mi volevi nel tuo letto!” scherza mettendosi a sedere mentre prendo posto accanto a lui.
“Già…certo…” sorrido appoggiandogli la testa sulla spalla.
“Com’è andata?” mi chiede e io mi lascio scappare una risata.
“Bene…” rispondo e lui mi fissa.
“Tre donne e decisamente troppo alcool a quanto pare…” commenta divertito mentre alzo lo sguardo per incontrare il suo.
“Voi?” chiedo.
“Bene, Alex si è tatuato un enorme dragone sulla schiena ma per il resto…” inizia a dire, mentre gli pizzico il fianco mettendomi a ridere “…ok…ok lo giuro niente tatuaggi…” si difende lasciando cadere la testa all’indietro contro lo schienale.
“Però penso si sia preso una cotta per la cameriera, Joey…” ricomincia a dire poco dopo.
“Davvero?” chiedo incuriosita.
“Una specie di colpo di fulmine…” sorride “…eravamo in pausa e lei è arrivata a portarci delle birre e dovevi vedere come la guardava…” continua divertito.
“A quell’età è facile prendere dei colpi di fulmine…” commento “…è il periodo degli amori a prima vista, no?” sorrido.
“Già… quando ti innamori un giorno sì e uno anche anche…” ride.
“Non tutti cambiavano amore ogni mezzora Brett…” lo rimprovero senza riuscire a trattenere un sorriso.
“Ci credi ancora nell’amore a prima vista biondina?” mi chiede poi e io ci penso un attimo.
“No, cioè… penso che una persona a prima vista possa affascinarti, possa prenderti, ma no… non puoi innamorarti di una persona a prima vista…” rispondo con sincerità.
“Io non saprei…” mi interrompe lui “…però penso ci siano due distinti livelli in ogni storia, anzi forse tre, ma il primo non conta molto…” inizia a dire.
“Ok, li voglio sentire tutti e tre…” commento curiosa.
“Beh il primo secondo me è qualcosa di totalmente fisico, quando vedi una persona, anche una sola volta e non sai niente di lei, non sai se è stronza, se è stupida, se è un genio… ma comunque ti colpisce, per l’atteggiamento o l’aspetto fisico… penso sia un livello diciamo primordiale, un qualcosa di totalmente istintivo…” mi spiega gesticolando con la mano destra.
“Poi c’è il secondo, e, beh il secondo è il momento in cui ti innamori di qualcuno… quando inizi a capire con chi hai a che fare, inizi a vedere tutti i pregi di una persona, il suo carattere, le sue qualità… il momento in cui ti innamori di qualcuno…” continua tenendo lo sguardo fisso in avanti, senza smettere di gesticolare.
“E poi c’è il terzo passo, quello in cui capisci che non c’è più speranza, quello in cui che capisci che ami davvero qualcuno: quel momento in cui non vedi più soltanto le qualità o i pregi, ma anzi iniziano a delinearsi perfettamente tutti i difetti, tutte le piccole imperfezioni di quella persona e nonostante tu li venga a conoscere, nonostante tu capisca che non è quella persona perfetta di cui credevi di esserti innamorato beh… capisci che comunque non puoi farne a meno perché in un modo o nell’altro ti piacciono anche i suoi difetti…” conclude.
“Brett Micheals…non ti facevo così profondamente filosofo…” scherzo prendendogli la mano e mettendomi a ridere.
“Sono un uomo pieno di sorprese, lo so…!” ride mentre porto le gambe sopra le sue.
“E’ per questo che passi tutto questo tempo a casa mia? Per cercare di conoscere tutti i miei difetti?” lo prendo in giro e lui si mette a ridere.
“Mi hai beccato biondina! Ancora non li conosco ma direi che abbiamo tempo, no?” risponde abbassando la testa per guardarmi.
“Vuoi dire che al momento non ho difetti?” continuo divertita.
“Direi che al momento siamo in fase due…” sorride…
“Direi di sì…” convengo convinta.
“Ma abbiamo tempo, no?” ripete stringendomi un po’ più forte.
“Tutto il tempo che vuoi biondino…” rido alzandomi dal divano e tendendogli le mani per portarlo con me.
Sam |
lunedì, 19 febbraio 2007 |
“E adesso?” chiedo fissando dubbiosa il tavolo della mia cucina.
“E venuto chiaramente uno schifo…” commenta Alex e Brett alza la testa rivolgendogli uno sguardo assassino.
“Non è vero!” sbotta.
“Brett in effetti sembra gomma da masticare, non pasta per la pizza…” rido.
“Hanno parlato i famosi chef Taggart! Se eravate tanto più bravi di me perché non vi siete messi voi a fare la pasta della pizza?” ci chiede fissandoci alternativamente.
“Mica è stata un’idea nostra!” commenta Alex mentre non posso fare a meno di mettermi a ridere.
“Sei morto mostro!” lo minaccia Brett costringendolo a rifugiarsi fuori dalla cucina, si butta sul divano e urla a gran voce “Quando avete fatto qualcosa di commestibile chiamatemi che io intanto guardo i cartoni!”.
“Uno ci mette la buona volontà…” scherza Brett girandosi verso di me e facendo una faccia strana “Adesso che ci penso…” continua avvicinandosi e dandomi un bacio “Non ti vedevo da quando ero tornato da Philadelphia e quel mostro di tuo figlio era sempre stato tra i piedi quindi non avevo ancora potuto farlo!” scherza e io alzo la testa per guardarlo.
“Ancora convinto di voler preparare la cena?” gli chiedo.
“Certo!” risponde convinto “Se mi dai il telefono e il numero del take away vi preparerò la miglior cena cinese del mondo…” continua e io scuoto la testa allungando il braccio per poi passargli il cordless: fa le ordinazioni, prendendo cibo per un esercito e poi riattacca.
“Allora come è andata a Philadelphia?” chiedo aprendo il frigo per prendere due birre e passandogliene una.
“Bene!” risponde stappandola e bevendo un sorso “Direi bene, ci siamo fermati a dormire da Judy, la madre di Ray, la mamma di Jar si è trasferita qui a Chicago da un po’ di anni e anche i miei non abitano più lì quindi…abbiamo chiesto ospitalità!” continua appoggiandosi all’indietro contro il bancone.
“Una vera rimpatriata!” esclamo incrociando le braccia.
“Sì, con tanto di festa, è stata una bella cosa, gente che non vedevamo da anni, vecchie cheerleader!” ride divertito “Avresti dovuto vedere Neela e Wendall!” continua scuotendo la testa.
“Posso solo immaginare, visto che la metà di quelle ve le sarete fatte!” lo prendo in giro bevendo un po’ di birra.
“In effetti…lasciamo perdere biondina non voglio rovinarmi la reputazione con te!” mi dice.
“Non preoccuparti…non ne hai mai avuta una!” rispondo e lui mi fissa minaccioso e poi si avvicina mettendosi davanti a me e passandomi un braccio attorno alla vita.
“Io…te l’avrei chiesto di venire…a Philly dico…” esclama a voce bassa.
“No, no davvero Brett…dovevo lavorare…e non potevo lasciare da solo Alex…ha la scuola…e poi…” lascio cadere il discorso gesticolando un attimo.
“Dici che sto correndo un po’ troppo, eh?” sorride.
“Forse…” ammetto “…qualunque cosa sia…dobbiamo andare con calma…” continuo traendo un respiro profondo “Non voglio…che…e poi Alex…” scuoto la testa e mi allontano da lui facendo finta di dover buttare qualcosa nel cestino.
“Brett non sono una persona che può prendere da un giorno all’altro e…andarsene per un weekend o quello che è…” gli dico incrociando le braccia “...ho un figlio, che non posso lasciare da solo…e che non posso portare…cioè…” scuoto la testa perchè ho le idee talmente e talmente tanto confuse che non so davvero cosa dire.
“Allora biondina fai un bel respiro…” scherza avvicinandosi “…credi che non ci abbia pensato? Ad Alex dico, credi che non abbia pensato a lui quando…” si mette a ridere “No, lo ammetto non ci ho pensato ad Alex all’inizio, ho pensato solo che tu mi piacevi da morire…” dice con una sincerità disarmante “Il problema del mostriciattolo me lo sono posto solo in un secondo momento…a dire il vero…” continua, mettendomi le mani sulle braccia “Lo so che c’è anche lui…”
“E sei disposto a…Alex per me verrà sempre per primo Brett, sempre…e io…potrei non essere come tu vuoi che io sia! Potrei non venire ai vostri concerti perché sono senza qualcuno che lo tenga d’occhio, e…ha 12 anni non posso lasciarlo da solo probabilmente inviterebbe l’intero vicinato…” dico lasciandomi scappare una risata “Potrei non avere serate libere, potrei….potrebbe non funzionare…” aggiungo.
“Lo so…tutte le storie potrebbero non funzionare, ma sappi che non ti lascerò usare Alex come scusa Sam, perché è esattamente quello che stai facendo…” commenta serio.
“Io non lo sto usando come scusa!” sbotto guardandolo ma lui non dice niente, e ci metto ben poco a rendermi conto che ha perfettamente ragione.
Sorrido e lo guardo “Devi piantarla di…capire esattamente come stanno le cose!” rido dandogli una pacca sul braccio e lui si lamenta.
“Dote naturale biondina” scherza prima di mettermi una mano sul viso “Tu sei esattamente come io voglio che tu sia, e se non dovessi esserlo peggio per me…ma comunque posso sempre rifarmi giocando alla playstation con tuo figlio, no?” aggiunge mentre gli metto le braccia al collo.
“Ti stai mettendo nei guai…” gli dico.
“Fosse la prima volta!” commenta, “e comunque non preoccuparti, in caso di necessità ho due ottime spalle che verranno a salvarmi!” continua alludendo a Jar e Ray prima di venire interrotto dal campanello.
“Deve essere la strepitosa cena che ho preparato per voi…” dice pensieroso e ci mettiamo a ridere.
“Muovetevi siete lenti da far schifo, dovete pagareeeee!” esclama Alex dal soggiorno.
“E comunque questa conversazione è stata pressoché inutile…” statuisce Brett fermandosi sulla porta e poi si gira verso di me “se continua così io quel mostriciattolo lo uccido, quindi problema risolto!” scherza prima di uscire dalla cucina.
“Allora domani a pranzo viene Oliver, ok?” mi dice Alex mettendo nel lavello i suoi piatti, e io mi giro a guardarlo.
“Ok, però io alle due devo essere in ospedale, ai suoi genitori va bene se rimanete a casa da soli? Vuoi che telefoni?” rispondo e lui scuote la testa.
“No, ha detto che non c’è problema, anche lui sta a casa da solo a volte, e poi è per qualche ora, poi ci passa a prendere il papà di Jimmy alle cinque per portarci a calcio!” dice lui.
“Ok, allora va bene!” acconsento, passando a Brett un piatto da asciugare “Adesso vai a farti la doccia, muoviti e niente ma!” lo minaccio mettendomi a ridere e lui esce dalla cucina sbuffando.
“Una mamma tutta d’un pezzo!” mi prende in giro Brett, “La mia doveva ripeterle mille volte le cose prima che le dessi ascolto!” continua scuotendo la testa.
“Dove sono i tuoi adesso?” gli chiedo e lui mi guarda leggermente confuso “Hai detto che non stanno più a Philadelphia…” spiego e lui annuisce.
“Stanno a Cleveland!” risponde appoggiandosi indietro contro il bancone, mentre io chiudo l’acqua del lavello e mi asciugo le mani “Si sono trasferiti lì una decina di anni fa, più o meno quando io sono andato al college!” continua gesticolando.
“Beh Cleveland è qui vicino…” commento e lui sorride “Mio padre è di Cleveland!” dico poi così senza neanche pensarci.
“I tuoi invece dove abitano?” mi chiede inclinando la testa.
“Dodici anni fa stavano a San Francisco, adesso non ne ho idea…” rispondo sforzandomi di fare un sorriso malriuscito.
“Non li vedi da… tu non senti i tuoi da dodici anni?” mi chiede incredulo e io annuisco incrociando le braccia.
“Mi hanno sbattuto fuori di casa quando ho scoperto di essere incinta di Alex e…da quel giorno non ho più avuto loro notizie a dire il vero!” ammetto passandomi nervosamente una mano tra i capelli.
“Alex non li ha mai conosciuti?” continua e io scuoto la testa.
“Mai, io non mi sono mai fatta viva con loro e…beh loro non hanno mai mosso un dito per sapere dove o come sto…quindi…” dico scrollando le spalle.
“Magari non sanno dove trovarti!” azzarda.
“Magari non vogliono trovarmi.” lo correggo e lui abbozza un sorriso.
“E non…non ti mancano?” continua e io mi metto a ridere.
“Mi sono mancati credimi! Per parecchi anni!” rispondo “Ma direi che ormai non ci penso quasi più!”.
“E dai non è possibile che tu non ci pensi…” dice ma si ferma in seguito a una mia occhiata.
“Possiamo non parlare della mia famiglia Brett?” lo interrompo e lui annuisce con una espressione seria, rimanendo in silenzio per qualche istante.
“Pensa che mia madre mi chiama almeno quattro volte a settimana!” esclama un certo punto e io non posso fare a meno che mettermi a ridere.
“Per sapere come sta il suo bambino?” lo prendo in giro avvicinandomi a lui e lasciandomi abbracciare.
“Vedi,” inizia a dire, “diciamo che mia madre è abbastanza protettiva, direi anche più di una madre normale…” aggiunge e io lo guardo incuriosita “Io e mia sorella siamo stati adottati,” mi spiega poi e io rimango in silenzio decisamente sorpresa “quindi puoi immaginare com’è mia madre, praticamente paranoica!” ride scuotendo la testa.
Lo guardo senza sapere bene cosa dire, non è una cosa che si sente dire tutti i giorni, cioè è una cosa normalissima, credo, ma comunque una cosa che non mi aspettavo di sentirgli dire.
“Hey, quella faccia stupita è un classico quando confesso questo mio piccolo segreto!” scherza e io mi lascio scappare un sorriso imbarazzato.
“Scusa…” dico abbassando gli occhi “è che, non so bene…”
“Tranquilla!” mi interrompe “E’ una cosa con cui ho fatto i conti parecchio tempo fa, una cosa che ho accettato, i miei genitori sono fantastici, ed anche mia sorella, siamo una famiglia molto più unita di tante altre con figli naturali!” continua e non posso fare a meno che essere d’accordo.
Di certo la sua famiglia è di gran lunga migliore della mia, che mi ha messo alla porta a quindici anni; avevano paura di quello che avrebbe pensato la gente, sapendo che la loro bambina era rimasta incinta, peccato che non si siano mai preoccupati di cosa avrebbe potuto pensare dopo che l’hanno cacciata di casa. Ma coma ha detto Brett con certe cose ho fatto i conti parecchio tempo fa, e credo anche di averci ormai messo una pietra sopra.
“Li hai mai incontrati? I tuoi veri genitori dico?” gli chiedo senza un reale perché e lui annuisce.
“Sì,” risponde, “mi dissero che ero stato adottato quando avevo quindici anni, e sulle prime non diedi nessuna importanza alla cosa; ne avevo diciassette quando per la prima volta mi balenò in testa di scoprire chi erano!” si ferma con lo sguardo perso nel vuoto e poi scuote la testa come per ricacciare indietro qualche pensiero “Il padre della ragazza dell’epoca di Jared lavorava per una agenzia di adozioni, e così con qualche…beh con qualche manovra non troppo lecita riuscii a venire a sapere i loro nomi…”
“Manovra non troppo lecita?” chiedo divertita.
“Non ti verrò a raccontare di come ci siamo intrufolati nel suo studio credimi!” mi risponde ridendo prima di rifarsi serio e continuare a parlare “Andai per primo da mio padre, con Jar e Ray naturalmente, avevo una paura fottuta di incontrarlo e loro, beh sono venuti con me. Era decisamente sorpreso di vedermi, oddio più che sorpreso terrorizzato!” si corregge “L’ho rivisto un paio di volte…ma niente di più…” continua tagliando corto, forse cercando di non tirare fuori troppi dettagli.
“E tua madre?” azzardo.
“Ah, mia madre…mi ha gentilmente sbattuto la porta in faccia!” risponde abbassando la testa e cercando di mettersi a ridere ma con scarsi risultati.
“A volte ci deludono, eh?” dico io e lui alza gli occhi, con uno sguardo che mi dà perfettamente ragione “E’ un mio grande terrore lo ammetto, quello di deludere Alex…” continuo.
“Ah biondina, tu deludere qualcuno? Non è possibile!” esclama io lo guardo mettendo a ridere.
“Ma quanto sei ruffiano? Quanto?” lo accuso tirandogli una pacca sul braccio.
“Quel tanto che basta per meritarmi di rimanere qui stanotte, che ne dici?” risponde convinto inclinando la testa per rivolgermi il suo migliore ‘sguardo di convincimento’.
“Brett, io non so…e se Alex ti vede?” commento io.
“Mi nascondo sotto le coperte, promesso!” mi assicura risoluto e io scoppio a ridere.
“Fai almeno finta di andare a casa, ok? Poi appena va a letto torni…” gli dico.
“Bene!” statuisce “Così poi andiamo a letto anche noi!” scherza mentre ci mettiamo a ridere.
“Hey Lucien!” lo chiamo accelerando il passo fino a raggiungerlo, siamo nel piazzale ambulanze e lui si gira sentendo la mia voce e rivolgendomi un sorriso.
“Samantha ciao!” mi dice chiudendosi la giacca.
“Tutto bene?” chiedo e lui annuisce, “Mika?” continuo e lui si lascia scappare una risata.
“Sopravviviamo!” scherza tenendo lo sguardo fisso per un attimo sulla strada davanti a noi “Il mio appartamento è diventato una specie di giungla…” continua e inclina un attimo la testa per guardarmi mentre io gli rivolgo un’occhiata leggermente confusa. “Il mio studio è diventata la sua camera e…beh tutti i libri che prima erano lì adesso sono… disordinatamente sparsi in giro per casa!” mi spiega.
“Oh!” esclamo ridendo “Immagino che Mika abbia notato che è una cosa poco ‘da Dr.D’!” lo prendo in giro e lui annuisce.
“Ha detto che non sembra neanche più casa mia!” conviene sistemandosi gli occhiali sul naso con un gesto della mano.
“Vedrai che ci farete l’abitudine l’uno all’altro!” lo rassicuro, “E vedrai che troverai anche una nuova sistemazione per i tuoi libri!” aggiungo divertita, “Posso solo immaginare quanti ne hai!”
“Parecchi lo ammetto!” ride mettendo le mani in tasca.
“Ciao papà!” una voce risuona alla nostra sinistra e ci giriamo entrambi.
“Mika!” esclama Lucien, mentre mi sporgo leggermente per vedere il ragazzino che viene verso di noi, i capelli ricci quanto quelli del padre, un po’ più alto, e forse con la camminata un po’ più sicura di quella di Dubenko, ma decisamente suo figlio! Li guardo mentre si salutano e scambiano qualche battuta, poi Lucien si gira e mi presenta.
“Mika questa è Samantha, una collega!” dice, mentre mi sento quasi onorata di essere considerata una collega da uno dei migliori chirurghi dell’ospedale.
“Ciao!” mi saluta Mika e io ricambio stringendogli la mano.
“Non darle del tu…” lo rimprovera il padre leggermente a disagio.
“Lucien ti prego ok? Mi sentirei una cariatide se mi desse del lei!” commento mentre ci mettiamo a ridere.
“Ok”, conviene lui prima di venire interrotto dal figlio
“Papà posso andare a un concerto la settimana prossima?” gli chiede con tono convinto, e noto subito l’espressione un po’ incerta di Lucien.
“Concerto di chi? E dove?” chiede passandosi una mano tra i capelli.
“Qui a Chicago, e comunque è un gruppo che non conosci!” risponde lui scrollando le spalle.
“Beh non puoi mica andarci da solo…” inizia a dire Lucien.
“…e non posso neanche andarci con te, se è quello che stavi per dire!” esclama con uno sguardo molto significativo.
“Beh allora direi che rimane una sola risposta…” gli fa eco Lucien mentre non posso fare a meno di intromettermi nella conversazione dopo aver visto l’espressione contrariata del ragazzo.
“Il concerto è giovedì allo United Center?” chiedo e Mika volta il viso per guardarmi ed annuisce, mentre io mi rivolgo a Lucien, “Ci va anche Alex…” inizio a dire e vedo subito la sua espressione stupita “non da solo, ci va con Brett!” lo rassicuro “Magari potrebbe andare con loro…” continuo sperando di trovare una soluzione che metta d’accordo padre e figlio.
“Non so Sam, Mika non conosce nessuno…” inizia a dire Lucien.
“…beh se non esco non conoscerò mai nessuno!” interviene lui “Alex è tuo figlio?” mi chiede poi.
“Sì! È più piccolo di te di qualche anno, ma è un fan di quel gruppo, qualunque esso sia… quindi se ti va puoi andare con lui, lo accompagna Brett…” inizio a dire e mi fermo un attimo cercando una parola, quella adatta per descrivere Brett “…un amico, ci va con lui!” concludo poi.
“Beh, se ci tieni…puoi andare con loro…!” conviene Lucien e Mika sorride.
“Sarebbe grandioso!” esclama.
“Ok! Ora devo scappare ma… ci mettiamo d’accordo nei prossimi giorni!” dico ed entrambi annuiscono; il cellulare di Mika suona e lui mi saluta prima di allontanarsi per rispondere.
“Grazie!” mi dice Lucien subito dopo.
“Figurati, ci tiene e dirgli di no così ti avrebbe reso la vita un inferno! Abbiamo risolto la cosa nel migliore dei modi no?” commento io e lui annuisce.
Ci salutiamo augurandoci buona serata e una decina di minuti dopo sono in metropolitana diretta verso casa.
Cerco il cordless in giro per la cucina e finalmente lo trovo, dentro la scatola vuota dei cereali che hanno finito prima Brett ed Alex, lo prendo e compongo il numero di casa di Luka: è stato investito ieri, da quel padre psicopatico, e voglio almeno sapere come sta.
“Pronto?” la voce di Abby risuona dall’altro capo del filo e rimango un attimo sorpresa.
“Ciao Abby, sono Sam” dico e sento anche da parte sua un attimo di imbarazzante silenzio “Non… non volevo disturbare, volevo solo sapere come sta Luka!” spiego.
“Oh, certo… sta bene, sta riposando ma… vuoi che te lo chiamo?” dice ma la interrompo subito.
“No, no figurati non disturbarlo, volevo solo avere sue notizie… salutalo…” mi affretto a dire.
“Certo! Gli dico che hai chiamato appena si sveglia!” mi dice.
“Grazie… buona serata allora!” concludo.
“Anche a te, ciao!” mi risponde prima di riattaccare.
Schiaccio il bottone per porre fine alla conversazione e rimango un attimo a fissare il telefono che ho in mano, chiedendomi perché mi sembra così strano che Abby sia a casa di Luka, visto che dopotutto sono amici, e che se anche fossero qualcosa di più sarebbero soltanto affari suoi, visto che per di più sono stata io a lasciarlo.
Mi sembra solo un po’… strano, ecco, semplicemente strano chiamare a casa sua, che poi è stata casa mia, e trovare lei, niente di più.
“Hey biondina…” la voce di Brett mi riporta alla realtà, e mi giro verso la porta per guardarlo “…tutto ok?” mi chiede e io annuisco istintivamente.
“Certo!” lo rassicuro, e lui inclina la testa guardandomi non troppo convinto “Brett non guardarmi con quella faccia chiaro?” lo minaccio “O ti sfratto! Visto che ormai sembri vivere più qui che a casa tua!” continuo e lui si mette a ridere.
“Casa tua è più grande!” si difende.
“Bugiardo! I nostri appartamenti sono uguali!” lo riprendo e lui butta gli occhi al cielo.
“Già ma qui sto meglio!” continua e mi avvicino a lui guardandolo dal basso verso l’alto.
“Non me n’ero neanche accorta…” lo prendo in giro.
“I due di là reclamano cibo…” inizia a dire “…ero venuto a dirti questo e a salutarti visto che stasera lavoro al locale!” continua.
“E’ vero me ne ero dimenticata!” commento “Ci vediamo domani allora?” aggiungo e lui annuisce.
“Ti chiamo, ho un po’ di casini al locale… con il cambio di gestione e tutto siamo presi con le bombe!” mi spiega passandomi le braccia attorno alla vita.
“Brett Micheals l’imprenditore!” lo prendo in giro.
“Un bel salto eh? Da barista a gestore di un bar tutto mio!” ride e poi si abbassa per darmi un bacio “Scappo, sono il capo e non posso arrivare in ritardo!”
“Ok! Ciao!” lo saluto mentre esce dalla cucina; riordino un paio di cose e poi vado in soggiorno dopo Alex e il suo amico Oliver stanno giocando alla playstation come al solito.
“Avete fame?” chiedo ottenendo un caloroso ‘sì’ come risposta “Allora faccio la cena! Oliver a che ora ti passano a prendere?” chiedo poi.
“Vado a casa da solo, prendo la Metro…” risponde girandosi.
“Cosa? Da solo di sera la metropolitana?” ripeto stupita “No, ti accompagniamo noi!” replico subito.
“Non occorre Samantha! Vado spesso da solo…” continua.
“Non esiste davvero! Ci mettiamo un attimo, ti portiamo noi dopo cena!” lo rassicuro e lui mi sorride.
Far andare un ragazzino di dodici anni da solo in metropolitana alle dieci di sera mi sembra decisamente eccessivo! Possibile che nessuno possa venirlo a prendere?
Scuoto la testa e torno in cucina aprendomi una birra prima di iniziare a cucinare.
Sam |
mercoledì, 17 gennaio 2007 |
Mi infilo il cappotto ed esco dal salottino sistemandomi il cappello in testa.
“Allora quanti caffè?” chiedo rivolta a tutta l’accettazione.
“Macchiatone doppio latte!” mi risponde Jared “Anche io!” gli fa eco Neela.
“Normale Sam, grazie!” interviene Ray.
“Qualunque cosa, basta che contenga caffeina…” continua Pratt.
“Ok…” commento “…e le solite dodici ciambelle per Frank e Jerry!” rido uscendo dal triage.
C’è il sole e l’aria non è troppo fredda per essere metà gennaio a Chicago, infilo le mani nelle tasche e alzo lo sguardo verso il cielo che è inusualmente azzurro, poi lo riabbasso e noto una persona seduta sulla panchina a destra del piazzale ambulanze: Lucien.
“Hey…” esclamo avvicinandomi a passo lento e lui preso alla sprovvista lascia cadere a terra le chiavi della macchina con cui stava giocherellando, tutto immerso nei suoi pensieri…
“Sam…scusa non ti avevo vista! Come…va?” mi chiede.
“Bene! Sembri molto assorto…” sorrido fermandomi davanti a lui.
“Abbastanza…” commenta tenendo lo sguardo fisso in avanti e tentennando leggermente la testa.
“Tutto bene?” chiedo prendendo posto sulla panchina gelata vicino a lui, nascondendo le mani nelle maniche per scaldarle.
“Mah…più…o meno…” risponde facendo un sospiro e scuotendo leggermente la testa “Devo andare a prendere Mika all’aeroporto…” continua.
“Davvero a che ora?” chiedo incuriosita.
“Alle sette e venticinque all'aeroporto O'Hare, arriva con un volo diretto, American Airlines…il #1794 parte alle cinque e cinquantada Philadelphia e arriva alle sette e venticinque qui a Chicago…” risponde e mi metto a ridere colpita dalla precisione meticolosa della sua risposta.
“Lucien sono le tre adesso…non ti sembra sia un po’ presto?” commento divertita guardandolo.
Lui sorride “Ci credi che mi sono preso tutto il pomeriggio libero per paura di arrivare in ritardo?” esclama lasciandosi scappare una risata e scuotendo la testa.
Rido anche io “Viene qui per qualche tempo?” chiedo.
“Qualche…” borbotta lui passandosi una mano tra i capelli “…qualche…non è proprio esatto…a dire il vero…” continua “Mika si trasferisce a vivere da me…” esclama con un sospiro scrollando leggermente le spalle.
“Davvero?” chiedo stupita “Wow…” continuo non sapendo bene cosa dire, non ho ancora capito se è contento o meno della cosa.
“Kath…la mia ex moglie, si è dovuta trasferire in Italia…per lavoro…una cosa improvvisa…e…non ci sembrava…non le sembrava giusto costringerlo ad andare con lei e…l’ha fatto scegliere a Mika…” mi spiega girando la testa per guardarmi.
“Quindi ha scelto lui di stare con te?” chiedo e lui annuisce, poi guarda l’orologio scostando il polsino dell camicia.
“Devo proprio andare…” commenta e poi non si muove di un millimetro, saranno le tre e quaranta, è ancora molto presto perché vada all’aereoporto, credo… “…sì, devo proprio andare…” ripete e poi scuote la testa, incrocia le mani e trae un profondo respiro “Vado…” dice ancora e mi scappa un sorriso sentendogli ripetere nuovamente la stessa cosa…
“Lucien…” inizio a dire e lui gira lo sguardo.
“Ma cosa dovrei fare io?” esclama allargando le braccia “Vengo messo in mezzo…a questa…questa…questa cosa!” continua “Lei va in Italia e io da un giorno all’altro mi ritrovo con Mika in casa…così ci pensa un secondo e poi lo scarica qui a Chicago!” dice gesticolando animatamente “Come se di Mika non gliene fregasse un bel niente!”
“Lucien…” ricomincio “…io Kath non la conosco…ok…ma, è una madre che si è presa cura del figlio per anni…non te lo sta sbolognando…penso che questa decisione le sua costata molto…” cerco di dirgli e lui mi guarda scettico “…insomma se io dovessi prendere una decisione simile per il bene di Alex lo farei…ma di certo non a cuor leggero…separarsi da un figlio Lucien…non deve essere semplice…” continuo
“Resta una irresponsabile! Una persona che ha rimesso al figlio una scelta troppo importante! Se mi avesse detto qualcosa gli avrei parlato e l’avrei convinto…” lascia cadere il discorso.
“…ad andare in Italia con lei?” mi intrometto e lui non risponde, nemmeno con un cenno del capo.
“Lucien davvero io non credo che per lei sia stata una decisione facile, trovarsi a vivere da sola in un altro stato, anzi in un altro continente, a migliaia di chilometri da figlio…ma credo…insomma di certo pensava che fosse la cosa migliore per Mika, stare con te, e soprattutto rimanere negli Stati Uniti…” riprendo appoggiandomi all’indietro contro lo schienale.
“Magari a Mika avrebbe fatto bene…” inizia a dire.
“…ma è lui che ha deciso di stare con te no?” lo interrompo e lui mi guarda perplesso “Lui ha deciso di rimanere qui, di rimanere con te! Anche a lui sarà costato molto decidere di lasciare la madre essendo abituato a vivere con lei…così come sarò costato tantissimo a Katherine…”
“Beh se le costava così tanto poteva rifiutare quel lavoro, e non lasciarlo!” sbotta leggermente irritato. “Perché l’ha lasciato?” ripete credo rivolto a nessuno.
“Perché se fosse rimasta, se avesse rinunciato ad andare in Italia non sarebbe più stata la madre che tu conosci…” rispondo con semplicità “…forse sentiva il bisogno di farlo, non è detto che non torni, ma in quel momento sentiva il bisogno di andare, e l’ha fatto perché sapeva di potersi fidare di te, sapeva che tu ti saresti preso cura di Mika nel migliore dei modi…” continuo guardandolo e lui si gira scrollando la testa e la chioma riccioluta.
“Non l’avrebbe mai lasciato se non avesse avuto la certezza che tu sei perfettamente all’altezza del compito…” aggiungo.
“Io non so niente di niente…” commenta.
“Lucien…io non lascerei mai mio figlio a una persona che non sa niente di niente!” ribatto “Ok l’ho lasciato a Ray e Neela per qualche giorno…ma diciamocelo Neela sa il fatto suo…fosse stato per Ray…” rido e riesco a strappare un sorriso anche a lui “Non l’avrebbe fatto se non fosse stata sicura che ce la puoi fare…” concludo.
“Forse sia tu che Kath avete un po’ troppa fiducia nel sottoscritto, sai?” scherza lasciandosi andare all’indietro e portando le mani dietro la testa.
“Lucien, Katherine ti ha fatto un regalo enorme…ti ha dato la più grande dimostrazione di fiducia che una madre possa dare…ti ha affidato vostro figlio…” lo rassicuro e lui prende un po’ di slancio alzandosi in piedi, poi si gira e mi fissa con le mani in tasca e la testa leggermente inclinata.
“Ho paura che avrò bisogno della tua saggezza nei prossimi mesi…” mi dice e io mi metto a ridere.
“A tuo rischio e pericolo!” rispondo divertita.
“Beh ora…io allora…adesso…magari vado…” dice in maniera un po’ sconclusionata e io annuisco.
“Muoviti…rischi di arrivare con solo tre ore di anticipo…” commento mentre ci mettiamo a ridere poco prima che lui si giri iniziando camminare attraverso il piazzale.
“E vince!!!!! Contro ogni pronostico Brett Micheals ruba la vittoria ad Alex Taggart!” la voce di Brett risuona in casa mia non appena apro la porta per entrare.
“I miei omaggi al vincitore!” esclamo divertita mentre tutti e due si girano accorgendosi di me.
“Ciao mamma!” mi saluta Alex prima di fiondarsi a cambiare gioco nella playstation.
“Ciao mamma!” gli fa eco Brett molto divertito alzandosi dal divano “Metti su quello nuovo…tra poco arrivo!” dice a mio figlio e poi si avvicina a me prendendomi di mano i sacchetti della spesa.
“Sto diventando un po’ invadente…eh?” ride.
“Io non ho detto niente…” rispondo iniziando a riporre qualcosa nel frigo.
“No, ma l’hai pensato…” ribatte lui appoggiandosi al bancone della cucina con i gomiti e rimanendo lì a fissarmi.
“Visto che hai preso domicilio a casa nostra potresti almeno aiutarmi a mettere a posto la spesa, che dici?” lo prendo in giro.
“Veramente preferisco stare qui a guardarti…” risponde scrollando leggermente le spalle mentre mi giro e lo colpisco con una confezione di pane in cassetta.
“Hey! Questa è violenza domestica! Mi rivolgerò a Wen!” esclama e ci mettiamo a ridere mentre si allontana dal bancone e inizia a mettere via qualcosa, naturalmente nei posti sbagliati.
“Brett quello non va lì…” gli dico.
“Lo vedi che è meglio se non faccio niente?” commenta e muove qualche passo indietro sedendosi sul bancone.
Io mi metto a ridere e finisco di riordinare mentre rimaniamo in silenzio.
“Io e te non ne abbiamo più parlato…” esclama ad un certo punto con un tono vagamente solenne, mi giro e lo guardo un po’ confusa.
“Parlato di cosa?” gli chiedo.
“Lo sai di cosa biondina…” risponde con quel sorriso arrogante, inclinando la testa.
“Non non lo so biondino…” commento facendo finta di niente mentre ci guardiamo rimanendo in silenzio, ad un tratto suona il telefono ma nessuno dei due si muove, sento Alex che va a rispondere e poi parla per un po’…
Poi risuonano i suoi passi veloci ed entra in cucina “Posso andare allo stadio con Colin e suo papà? Poi dormo da loro?” mi chiede.
“Ok…ma passami un attimo sua madre…” gli rispondo prendendo il cordless “Ciao Danielle…bene bene grazie…ma sei sicura che non è un problema? No ok allora va bene…grazie…tra mezzora? Ok va bene ciao…” metto giù e guardo Alex “Preparati la roba da portare via…” lui annuisce schizzando in camera sua.
“Non hai più scampo…” ride Brett saltando giù dal bancone.
“Scusa?” gli chiedo divertita.
Cammina verso di me e mi passa un braccio attorno alla vita appoggiando la bocca contro il mio orecchio “Sei a cena a casa mia stasera…” mi dice a bassa voce.
“Ah sì?” sorrido “E chi l’ha deciso?” continuo con tono di sfida e lui ride.
“Io! Che discorsi…e prova a non presentarti tra un’ora alla mia porta e ti vengo a prendere con la forza!” continua divertito.
“La situazione si fa pericolosa…” commento.
“Meno ironia biondina…a tra poco…” conclude staccandosi da me e uscendo dalla cucina.
“Hey mostriciattolo buon divertimento, a domani!” esclama ad alta voce rivolto ad Alex poco prima di richiudersi la porta di casa alle spalle.
Quel vestito è troppo scollato, sembra che io progetti di entrare in casa sua e portarmelo a letto.
L’altro è troppo lungo, se è troppo elegante sembra che io faccia troppo sul serio.
Con quello rosso sembro un sacchetto.
I jeans sono troppo sportivi, sembra che sto andando in gita in campagna.
Con la camicia bianca sembro una cameriera.
La maglietta verde mi fa sembrare una lucertola.
Con i pantaloni bianchi sembro l’omino della Michelin.
Con il maglione nero sembro una zanzara…
“AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH!” esclamo esasperata guardandomi un’ultima volta allo specchio. Prendo tutti i vestiti e li ricaccio alla rinfusa nell’armadio sedendomi sul letto ancora in reggiseno e mutande senza idea di cosa mettermi sopra.
“Vada di là così!” esclamo parlando a me stessa appoggiando i gomiti sulle ginocchia e guardando il mio guardaroba con aria di sfida.
Rimango lì qualche minuto e poi mi alzo e vado decisa verso l’anta destra, tiro fuori un paio di jeans e una maglietta a maniche lunghe nera e bianca, infilo le scarpe e mi guardo ancora una volta allo specchio: così va bene.
Mi pettino e aggancio la collana prendendo gli orecchini uguali, poi esco dalla camera e spengo la luce cercando di non sembrare nervosa, tentativo pietoso…
Prendo la borsa e ci metto dentro le chiavi di casa, mi allungo per prendere la giacca ma poi mi rendo conto che devo solo attraversare il pianerettolo e la lascio appesa all’attaccapanni; esco e chiudo la porta a chiave prima di bussare da lui.
“Mi stavo già preparando a un’incursione…” sorride aprendomi.
“Scusa il ritardo…” rispondo mentre mi fa entrare richiudendo la porta alle mie spalle.
Lo seguo in cucina “Mi ha chiamato Ray da Philadelphia…ti salutano tutti e due!” esclama stappando una bottiglia di vino.
“Com’è stato il fatidico incontro con la madre?” chiedo avvicinandomi.
“E’ andato bene…direi…” mi risponde non troppo convinto e io lo guardo “…Judy ha presentato a Ray un tizio che frequenta da un po’…” continua passandomi un bicchiere “…Ray ha detto che non è male ma…è sempre stato un po’ protettivo con lei…non deve averla presa proprio benissimo…” mi spiega avvicinandosi ai fornelli per mescolare qualcosa.
“Vivevi anche tu a Philadelphia no?” gli chiedo e lui si gira annuendo con un sorriso.
“Mi sono trasferito lì quando avevo…13 anni…prima ho vissuto a San Francisco…poi mio padre ha avuto una nuova offerta di lavoro e…siamo andati a Philly!” risponde, spegnendo il fuoco sotto una pentola e girandosi verso di me.
“E’ lì che ho conosciuto gli altri due…mi sono trasferito di fronte a casa di Jar…Ray abitava dietro di lui…e il resto è storia…” ride bevendo un sorso di vino.
“E il resto è storia…” commento divertita.
“Sono felice che tu abbia accettato di venire qui a cena…” esclama dopo qualche istante.
“Hey io non ho accettato!” rido “Non mi hai dato facoltà di scelta…” lo prendo in giro e lui scuote la testa divertito.
“Ti ho inquadrata biondina…bisogna metterti alle strette…altrimenti scappi…” mi dice e io lo guardo rimanendo per un attimo senza parole, colpita dal fatto che quello che ha detto è una tra le cose più vere che abbia mai sentito su di me.
“Tendo a cercare di evitare le cose che mi spaventano…” sorrido becendo un sorso dal mio bicchiere.
“Hey, ti spavento? Come posso spaventarti con una faccia simile?” esclama indicandosi e ci mettiamo a ridere
“Forse mi spaventa il fatto che tu possa piacermi…” ammetto su due piedi, pentendomene subito dopo.
“E così ti piaccio?” mi chiede con una espressione soddisfatta appoggiando il bicchiere sul tavolo e avvicinandosi a me.
“Ho detto che potresti piacermi…” rido e lui inclina la testa.
“Beh è già un passo avanti!” si difende “Certo…se penso che per ottenere un ‘potresti piacermi’ ho dovuto praticamente invadere casa tua e obbligarti a venire a cena da me…non oso pensare a cosa devo fare per piacerti sul serio…” continua con il suo tono risoluto e io mi metto a ridere.
Allunga la mano e mi mette una ciocca di capelli dietro l’orecchio “E dai biondina, non sono poi così male…” continua.
“No, direi di no…” ammetto rubandogli l’ennesimo sorriso soddisfatto.
“Questa sera è una conquista dopo l’altra…” commenta divertito prima di venire interrotto dal timer della cucina che inizia a suonare.
“Direi che è pronto…” mi dice poi girandosi per tornare ai fornelli.
“Bene…sperimentiamo la tua cucina…” scherzo sedendomi a tavolo poco prima che arrivi con la teglia e si sieda con me.
“No, non ci credo!” esclamo ridendo come una matta.
“Te lo giuro…ok? Te lo giuro!” mi assicura lui.
“Fammi capire…vi siete travestiti da donne e siete entrati nella casa delle Alpha-Gamma…?” chiedo tra una risata e l’altra.
“Alpha-Gamma-Sigma!” ride lui “E comunque era…era una scommessa!” continua “Ci siamo intrufolati a una delle loro riunioni e…abbiamo resistito circa un quarto d’ora...” si ferma e scuote la testa “Erano tutte in pigiama ok? Ed era estate…figurati le scollature…si sono accorte che mentre parlavano non le guardavamo propriamente negli occhi…”
Scoppio a ridere “E com’è andata a finire?” chiedo.
“Tre ragazzi e trentacinque ragazze? Ci hanno massacrati! Siamo scappati dalla loro casa madre in mutande mentre loro in inseguivamo con…non lo so mattarelli…cuscini…di tutto…dopo che ci avevano strappato di dosso i vestiti da donna…” mi spiega e ridiamo ancora “La cosa all’inizio era interessante…quando hanno iniziato a spogliarci ma poi abbiamo recepito il pericolo quando la loro presidentessa beh…è arrivata con un kit per fare la ceretta!” ricomincia e io riprendo a ridere ormai con le lacrime agli occhi.
“Hanno tenuto fermo Ray e hanno iniziato a depilargli una gamba…che male poveretto…poi siamo riusciti a scappare…” conclude bevendo un sorso di vino e io scuoto la testa.
“Io non oso nemmeno immaginare cosa dovevate essere voi tre…se provi ad insegnare o a raccontare qualcosa di simile a mio figlio io…” lascio cadere la frase indicandolo minacciosa.
“Ok…ok…promesso!” si difende alzando le mani in segno di resa prima di prendere i piatti e metterli sul lavello.
La cena è durata…tantissimo! Siamo seduti a tavola da almeno tre ore a parlare, mi ha raccontato di tutti su di lui, Ray e Jar, al liceo e al college…
E poi mi è stato ad ascoltare…anche quando qualcosa l’ho raccontato io…e ha preso tutto con una naturalezza che mi ha impressionato…
Gli ho raccontato fin troppe cose…di Steve di Alex…dei miei spostamenti in giro per gli Stati Uniti, e lui ha sempre avuto la battuta giusta, la parola giusta, l’occhiata giusta…il gesto giusto…
Forse un po’ mi sento in colpa a pensare che in questo momento sto bene, mi sento in colpa per il fatto che stasera non ho mai pensato a nient’altro che a me stessa: non ho pensato ad Alex, né a Luka, né al lavoro, ai problemi, a niente, solo al fatto che stavo bene…che ero tranquilla, come non lo ero da un po’…
Forse Neela ha ragione…forse sarei una madre migliore anche per Alex se trovassi uno spazio tutto mio, se mi lasciassi andare e fossi felice; potrei trasmettergli più sicurezza, più tranquillità…mi pare che gli piaccia Brett che vada d’accordo con lui…e allora…forse questa volta vale la pena rischiare…
Alex ha capito, capito perché con Luka è finita, o forse è troppo piccolo per averlo capito ed ha solo accettato la scelta che ho fatto; quando gli ho detto di Julie, della bambina, mi ha detto che lui è con me…e magari ci sarà…in ogni caso…sia se con Brett dovesse funzionare, sia se non dovesse.
Forse è arrivato il momento di mettersi in gioco, senza aspettative prendendo la cosa così come viene…forse sono pronta a farlo.
Sta sciaquando un paio di piatti, poi si gira per dirmi qualcosa ma io mi alzo e gli vado davanti, alzandomi sulla punta di piedi per iniziare a baciarlo.
Lascia cadere a terra il canovaccio e mi passa le mani lungo lo schiena tirandomi contro di sé, appoggiandosi all’indietro contro il bancone.
Mi stacco e lo guardo “Io e te non ne abbiamo più parlato…” dico riprendendo le parole dette da lui prima a casa mia e si mette a ridere.
“Parlato di cosa?” mi chiede fingendo un aria innocente.
“Lo sai di cosa biondino…” sorrido prima che mi passi una mano sulla guancia richiudendo di nuovo la bocca sulle mia.
“A quanto pare sto iniziando a piacerti sempre di più…” sussurra senza praticamente staccarsi da me.
“Non montarti la testa…” scherzo ricominciando a baciarlo mentre mi mette una mano sulla schiena e si stacca dal bancone alle sue spalle, poi lascia scivolare in giù le mani e mi prende in braccio mentre gli stringo le gambe attorno alla vita.
“Ti ho messo alle strette a quanto pare…non riesci a scappare…” mi dice soddisfatto.
“Non credo di voler scappare a questo punto…” rispondo passandogli una mano tra i capelli mentre ci baciamo di nuovo e lui inizia a camminare fuori dalla cucina verso la sua camera.
Arriviamo fino al soggiorno, prendo i lembi della sua maglietta e gliela sfilo da sopra la testa lasciandola cadere a terra, muove qualche altro passo incerto e mi spinge con la schiena contro la parete sfilandomi la maglia e iniziando a baciarmi il collo mentre gli lascio scorrere le mani sulle spalle.
Poi si muove di nuovo ed entra in camera lasciandomi cadere sul letto e distendendosi sopra di me “Lo vedi che sono testardo? Non mi fermo finchè non ottengo quello che voglio…” scherza parlandomi all’orecchio.
“Stai attento…non l’hai ancora ottenuto del tutto mi pare…” lo prendo in giro strappandogli una risata prima che ricominci a baciarmi di nuovo.
Mi stiracchio leggermente e inizio ad aprire gli occhi, mi guardo intorno chiedendomi per un istante dove sono, prima di ricordare tutto; guardo alla mia destra e vedo Brett con la testa affondata nel cuscino, disteso a pancia in giù, la bocca aperta e un’espressione decisamente comica sul viso, con il braccio destro mi tiene contro di lui.
Mi lascio scappare un sorriso vedendolo così e poi mi sporgo per vedere l’ora dalla sveglia sul comodino: le otto, alle nove devo essere in ospedale, e prima ho decisamente bisogno di una doccia e di una bella tazza di caffè…
Gli prendo il braccio e cerco di scostarlo, ma sembra decisamente ancorato a me, faccio un po’ più di forza e riesco a mettermi seduta mentre lui continua a dormire, mi giro e appoggio i piedi per terra.
“Lo sapevo che dovevo legarti al letto per non farti scappare…” bofonchia con la voce ancora impastata mentre mi metto a ridere e mi giro verso di lui “…ma non riesci a stare ferma neanche di prima mattina?” continua mettendosi su un fianco e passandosi la mano sugli occhi, assumendo poi un’espressione divertita.
“Buongiorno!” gli dico tornando a distendermi e tenendo sollevata la testa con la mano.
“Buongiorno…” risponde lui tirandomi di peso sopra di sé “Si può sapere dove volevi andare?” mi chiede affondando il viso contro il mio collo.
“Brett sono le otto!” rido.
“Bene…buono a sapersi…” commenta come se la cosa non lo interessasse minimamente.
“E alle nove devo essere in ospedale…” continuo.
“Questo non è buono a sapersi…” aggiunge.
“Volevo farmi una doccia…prima di andare e magari cambiarmi…” gli dico passandogli una mano tra i capelli mentre mi guarda.
“Ok…permesso accordato…” esclama.
“Io non ti ho chiesto il permesso!” rido.
“Ma io sono molto magnanimo e te lo do senza che tu me lo chieda…” continua dandomi un bacio.
“Dai vai di là e fatti la doccia, io intanto ti preparo la colazione…” mi dice.
“Facciamo il contrario…a quanto ho visto ieri hai la dispensa vuota!” lo prendo in giro e ci mettiamo a ridere “Ti aspetto di là a casa…” continuo e lui annuisce.
“Mi piace questa cosa…che abitiamo sullo stesso pianerottolo…” commenta mentre mi alzo recuperando la biancheria e i pantaloni da per terra.
“La maglietta è in soggiorno…” mi dice e io mi giro.
“Sì…me lo ricordo…” sorrido guardandolo prima uscire dalla stanza.
“Stacco alle…quattro! Sì alle quattro!” gli dico passandogli una tazza di caffè.
“Io alle quattro ho un appuntamento…” dice giocherellando con il cucchiaino “…ho qualcosa in ballo…” sorride.
“Qualcosa tipo?” gli chiedo curiosa.
“A dire il vero…sto pensando di prendere in gestione lo Shiraz…” mi risponde.
“Il locale sulla ventiseiesima dove avete suonato l’altra sera?” continuo stupita e lui annuisce.
“Sono stufo di fare il barista…parlavo con l’attuale gestore e lui vuole cedere l’attività…e io e James, un collega, saremmo interessati a…beh entrare nel giro…” mi spiega addentando una fetta biscottata.
“Un bell’impegno…” gli dico alzandomi per riporre la tazza sporca nel lavello.
“Già…ma è una cosa…non so…mi stimola…” aggiunge scuotendo la testa e finendo il caffè in un solo sorso.
Ci prepariamo e usciamo di casa “Io vado di là…devo andare a al bar dove lavoro adesso ad aspettare delle forniture…” mi dice facendo cenno con la testa a sinistra.
“io vado a prendere la metro…” dico indicando a destra.
Rimaniamo in silenzio e mi guarda “Non è che adesso scappi e non ti trovo più vero?” scherza e io rido scuotendo la testa.
“Abito di fronte a te…” rispondo.
“Già…ma…con te non si sa mai!” mi prende in giro passandomi un braccio attorno alla vita e abbassandosi per darmi un bacio “Buona giornata biondina, ci sentiamo…”
“Buona giornata anche a te…” gli rispondo guardandolo allontanarsi.
* Punto di vista di Brett *
E’ circa mezzogiorno, il locale naturalmente è chiuso e i fornitori sono in ritardo…giocherello con il portatile, accedo a MSN per controllare la posta e vedo connessi i due imbecilli…
Brett scrive:
Direttamente da Philly…è con noi Ray Barnett!!!!!!
Cosa ci fai online?
Jared partecipa ora alla conversazione
Ray scrive:
Controllo la posta in volata, voi?
Brett scrive:
Controllo la posta…
Jared scrive:
Controllo la posta…
Ray scrive:
Jar ma non sei di turno oggi?
Jared scrive:
Infatti sono in accettazione che mi faccio bellamente gli affari miei…giornata smorta…
Tu Brett?
Brett scrive:
Aspetto i simpatici fornitori che sono in ritardo…
Ray scrive:
Sapete chi ho incontrato l’altro giorno??
Brett scrive:
Momento di suspance…
Ray scrive:
-.-
Jared scrive:
Chi?
Ray scrive:
Jimmy Costigan! L’idiota che andava in giro con la Cadillac rosa di suo nonno…cazzo se era figa quella macchina…
Jared scrive:
Quella che gli abbiamo ‘preso in prestito’ l’ultimo anno del liceo?
Brett scrive:
Mi ci sono fatto Heidi Sunders sui sedili posteriori…
Ray scrive:
Grazie per il particolare Brett…cmq sì…
Ha invitato me e Neela a una festa domani…una sorta di…boh rimpatriata…
Jared scrive:
WOW! Sai quante ex Barnett??
Brett scrive:
Neela ti squarta…
Ray scrive:
Non fatemici pensare…
Oh scappo…Neela urla qualcosa…di incomprensibile…ci si sente
Ciao
Ray non partecipa più alla conversazione
Brett scrive:
Stai pensando quello che sto pensando io?
Jared scrive:
Elementare Watson…
Brett scrive:
Passo da te domani mattina, sette in punto…
Jared scrive:
Affare fatto…
A domani
Brett scrive:
A domani…così ti racconto un paio di cosucce…
Jared scrive:
Del tipo?
Brett scrive:
Domani…domani saprai tutto…
Jared scrive:
Odio quando fai il misterioso, sembri più idiota del solito…
Brett scrive:
Vado sono arrivati i fornitori
Jared scrive:
Ciao a domani
Brett scrive:
Ciao!
-Fine conversazione-
Sam |
“Ti spezzi la schiena vuoi mettere giù quella roba??” esclamo ridendo mentre cerco di aprire la porta di casa.
“Parla di meno e apri quella porta Sam o mi avrai come paziente a tempo pieno!” mi risponde Brett mentre riesco finalmente ad aprire ed entriamo in casa mia dove appoggia subito a terra l’enorme comodino che ho comprato per camera di Alex.
Lo stavo scaricando dalla macchina quando l’ho incontrato giù e si è offerto di portarlo fino in appartamento…a piedi visto che in ascensore nn ci entrava!
“Vuoi un caffè?” gli chiedo andando in cucina e lui mi risponde di sì prima di seguirmi.
“Allora Alex è in gita con la scuola…” commenta dandomi un mano e passandomi le tazze.
“Sì! Fino a venerdì…!” commento mettendo su il caffè e girandomi verso di lui.
Dalla vigilia di Natale ci siamo visti un paio di volte e non di più, e sempre con altre persone, e adesso che siamo qui senza nessun altro mi sento inusualmente nervosa.
“Allora è il momento di farti venire a uno dei nostri concerti…cosa che hai sempre evitato…” propone lui con sguardo furbo.
“Non ho evitato! Non ne ho mai avuto l’occasione! Quella volta che dovevo venire poi mi hanno trattenuto in ospedale e…” inizio a ridere e lui mi si avvicina.
Sono appoggiata al bancone della cucina, lui mette le mani una a destra, una a sinistra di me e abbassa il viso iniziando a baciarmi…
Contro ogni mio buon proposito la prima reazione è quella di rispondere…alzo la mano e gliela affondo tra i capelli prima di rendermi conto che…
Mi stacco e lo guardo “Brett…non penso…” inizio a dire e lui mi guarda divertito “…non penso sia il caso…” ripeto a bassa voce.
“Perché? Io penso che lo sia eccome…” risponde con quel suo fare noncurante, con il tono di voce di chi sembra essere sempre nella situazione giusta, al momento giusto…
“Non…” mi muovo facendolo scostare da me e vado verso il frigo, lo apro e prendo qualcosa da dentro, a dire il vero non so neanche cosa “…no non lo è…davvero io…io…non posso…sul serio…” continuo guardandolo.
“Sam…cosa diavolo vuol dire che non puoi?” mi chiede ridendo.
Sospiro e spengo la macchina del caffè che è ormai passato, scuoto la testa “E’ un disastro dopo l’altro Brett…tu non vuoi avere a che fare con una come me!” gli dico e lui scuote la testa.
“Ma non pensi che io sappia con chi voglio avere a che fare?” commenta
“NO!” lo interrompo “Sono appena uscita da…una storia finita…” mi fermo cercando le parole “…finita malissimo…ho perso…ho perso tutto e…adesso sto ricominciando…e davvero io non credo sia il caso di imbarcarsi subito in…non lo so! Brett sul serio non è una buona idea!” concludo e lui incrocia le braccia.
“Non mi convinci sai?” esclama e io lo guardo confusa “Non mi hai dato neanche una buona ragione per lasciarti perdere…”
“Te ne ho date mille!” ribatto “Brett, ho avuto un figlio a quindici anni, sono scappata per una vita da un ex che ha sparato ad Alex e che…che…mi ha…e poi Luka l’ho trattato malissimo rovinando anche la sua vita…non metterti in questo casino!”
Inclina la testa e si avvicina a me, mi mette le mani sulle spalle e le fa scivolare fino ai gomiti “E non pensi che magari potrebbe andare diversamente questa volta??” mi chiede.
“No…” rispondo “L’ho pensato troppe volte ed è andata sempre allo stesso modo…” spiego scuotendo la testa.
“Io non mi arrendo così lo sai vero??” mi interrompe e lo guardo stupita “Io non ti lascio perdere solo perché credi che non sia il caso…” ride “Non sfidarmi a testardaggine biondina…”
“Brett…” mi metto a ridere “…devi…davvero…non possiamo…” continuo.
“Io posso aspettare Sam…e quando sarà avrò solo da attraversare il pianerottolo…” scherza.
Rimaniamo un attimo in silenzio “E comunque non pensare che il ‘non possiamo’, ‘non dobbiamo’, ‘non è il caso’ ti esenti dal venire al concerto stasera!” riprende convinto staccandosi per versare il caffè nelle tazze.
“Brett…” rido.
“Hey! Il tuo adorabile vicino di casa e due tuoi amici suonano stasera e tu verrai a vederli…senza possibilità di obiezione…” continua passandomi la tazza “Non hai idea di quanto posso essere insistente…”
“Sto iniziando a farmela un’idea…” rido “…sto decisamente iniziando a farmela…” commento bevendo un sorso di caffè.
“Non ci posso credere quel rompiscatole ti ha trascinata fin qui!” ride Neela.
Siamo al bancone a bere qualcosa, la band si sta preparando sul palco, tra poco suoneranno.
“Non ci credo neanche io…” rido “…mia ha persino lasciato dei biglietti con delle minacce fuori dalla porta…” commento e Neela scoppia a ridere.
“Ma voi due…” inizia a dire.
“No!” la interrompo e scuoto la testa aprendo la bocca per tornare a parlare ma in realtà non so bene cosa dire…
“No in che senso? In queste cose un no può avere almeno un milione di significati…” esclama.
“Io non posso imbarcarmi in un’altra storia Neela!” ribatto.
“Sam hai 25 anni non puoi rimanere da sola tutta la vita…” dice lei.
“Lo so…ma…hai presente come vanno di solito le mie storie? Finiscono Neela, finiscono disastrosamente…e…non posso collezionare l’ennesimo fallimento!” protesto.
“Ma non puoi pensare che sia un fallimento se prima…”
“…io non parlo solo per me Neela…” la interrompo “…io parlo anche e soprattutto per Alex…prima Steve che…beh ha fatto quello che ha fatto…poi ha perso Luka…e adesso si sta affezionando a Brett, vanno d’accordo ridono e scherzano…e poi? Io magari provo ad avere una storia con lui, finisce male e Alex perde anche lui…l’ennesima persona che entra ed esce dalla sua vita sbattendogli la porta in faccia…”
“Sam…” dice e si ferma a guardarmi “…non puoi pensare di non vivere per proteggere tuo figlio! Io capisco che tu non voglia farlo soffrire ma…lo sai che rischi di impazzire così? Non puoi…”
“Neela…io…” sospiro perché in realtà ha ragione. Chiudermi in casa e non vivere non è la soluzione, lo so anche io; e addurre Alex come scusa è una cosa abbastanza subdola. Lui c’entra nelle mie motivazioni, lui è forse la principale ma non c’è solo quello: c’è la paura il terrore di far crollare di nuovo tutto, di impegnarmi a costruire qualcosa e di vederlo volatilizzarsi come si è volatilizzato Steve, il bambino…e Luka…che ho cacciato dalla mia vita nel peggiore dei modi.
“Sam…Alex è un ragazzo intelligente…e anche se non sembra anche Brett lo è abbastanza…” scherza facendomi ridere “…se tra voi due dovesse nascere…qualcosa…riuscireste ad affrontarlo…”
“Non lo so…voglio comunque…beh andare con calma…molta calma…” commento.
“Questo assolutamente…ma non stare ferma…vai…con calma ma cerca di andare da qualche parte…” sorride prima di venire interrotta dal suono della chitarra, seguito dalla voce di Ray che presenta la band al pubblico.
“E ora per favore fammi da supporto, mentre metà del pubblico sbava sul mio ragazzo che suona…” commenta ironica…ma forse neanche tanto!
“Ok…ti tratterò prima che corra ad azzannare qualcuna…” rido girandomi verso il palco.
“Ti porta a conoscere sua madre? O mio Dio Barnett, ma allora fai sul serio!” esclama Jared quasi scioccato mentre Neela gli tira un pugno “No ma dico sei sicuro non vuoi ripensarci??” continua nascondendosi dietro Wen ed usandola come scudo.
“Ma la volete piantare? Già è terrorizzata di suo se poi le dite così!” esclama Ray abbracciando la sua Roomie.
“E dai Neela non sarà così male!” rido e lei mi guarda storto.
“Le mamme sono sempre iperprotettive con i figli maschi! La sua mamma magari mi odia!” protesta.
“E dai Neela!” interviene Jar “Se la conosco, e credimi la conosco, per te Judy come minimo perde la testa!” le dice serio e lei lo guarda con un sorriso.
Veniamo interrotti dalla seconda band della serata che sale sul palco presentandosi alla folla.
“Birra?” mi chiede Brett indicando il mio bicchiere vuoto.
“Stai cercando di ubriacarmi?” scherzo e lui schiocca le dita facendo un’espressione scocciata.
“Mi ha scoperto…” sorride poi e mi prende la mano portandomi verso il bancone “Allora biondina, voglio sapere se siamo stati così terribili!” esclama mentre ordina al barista da bere.
“Mmm meno peggio del previsto!” lo prendo in giro.
“Hey! Io mi aspettavo commenti lusinghieri! Mi aspettavo che tu cadessi ai miei piedi!” esclama passandomi la birra; mi metto a ridere.
“Non ti arrendi eh?” gli chiedo e lui inclina la testa e mi guarda fisso.
“No, non finchè ti avrò convinto che io per te sono il ragazzo perfetto…” risponde ironico.
“…e il più modesto che possa trovare…” gli faccio eco.
“Il migliore…assolutamente il migliore!” ride bevendo un sorso dal suo bicchiere.
Porto distrattamente lo sguardo sul palco ascoltando la canzone che la band sta suonando, una cover degli U2…
And you know it's time to go
Through the sleet and driving snow
Across the fields of mourning
Light in the distance
And you hunger for the time
Time to heal, desire, time
And your earth moves beneath
Your own dream landscape
“Ragazzi io vi saluto!” esclamo guardando l’orologio, sono le tre e mezza passate.
“Vengo a casa anche io…” dice Brett “Così facciamo la strada assieme…” continua prendendo il cappotto e infilandoselo.
Usciamo dal locale, fa freddo, l’aria è pungente; mi stringo nella giacca mentre iniziamo a camminare, il nostro condominio non è distante e siamo venuti a piedi tutti e due. Le strade sono deserte, per i marciapiedi non c’è praticamente nessuno.
Camminiamo per qualche minuto in silenzio poi da dietro l’angolo sbucano un gruppo di ragazzi alcuni con lo skateboard, altri troppo urbiachi per riuscire a starci in piedi; uno viene verso di noi e ci fa un giro intorno biascicando qualcosa.
Brett toglie la mano dalla tasca e mi mette un braccio sulla spalla tirandomi leggermente contro di sé con fare protettivo, alzo lo sguardo ma lui sta guardando avanti verso il gruppo di persone che avvicina. Ridono e scherzano, sembrano del tutto innocui solo un po’ su di giri, passiamo accanto a loro e uno si gira “Hey amico la tua ragazza è uno schianto!” esclama con la voce un po’ impastata.
Mi scappa un sorriso mentre sento una risata provenire da Brett “Lo so amico, sono un uomo fortunato!” risponde ad alta voce senza girarsi e dal gruppo dietro di noi arriva qualche fischio e un paio di applausi.
Giriamo a sinistra ed anche se ormai non c’è più nessuno continua a tenermi contro di sé.
“Non mi sembrava il caso di stare a disquisire sul fatto che non sei la mia ragazza…” ride girando la testa verso di me.
“Per questa volta ti posso perdonare…” commento.
“E poi non avevo molto da obiettare al fatto che sei uno schianto…” continua con quel sorriso che ha, come se tutto gli venisse sempre naturale, ogni parola…sorrido leggermente imbarazzata, pochi minuti dopo arriviamo a casa, prende le chiavi ed apre il portone facendomi entrare per prima; saliamo le scale in silenzio ed arriviamo davanti alla mia porta.
“Beh notte…” esclama.
“Buonanotte…” rispondo rimandendo ferma a guardarlo, così come fa lui.
Abasso la testa e prendo le chiavi infilandole nella toppa ed apro la porta muovendo un passo dentro casa.
“A domani…” gli dico e lui annuisce iniziando a camminare verso la sua porta, chiudo la mia e mi ci appoggio contro sbattendo la testa un paio di volte sul legno.
“Cretina…cretina…cretina…” dico a bassa voce e poi mando al diavolo tutto, metto la mano sulla maniglia ed esco di nuovo sul pianerottolo, Brett ha appena aperto la porta e si gira stupito, vado verso di lui e poi mi fermo, mi alzo in punta di piedi, gli prendo il viso tra le mani e gli do un bacio.
E’ sorpreso, totalmente preso alla sprovvista ma dopo un attimo risponde al mio bacio.
Mi stacco e lo guardo muovendo un passo indietro “Buonanotte…” ripeto ancora un volta e poi rientro in casa richiudendomi la porta alle spalle.
* Punto di vista di Brett *
Sono le tre, forse più tardi, non ho assolutamente sonno…
Mi alzo dal letto e prendo il portatile che ho lasciato sul comodino tirando su lo schermo e accendendolo.
Non è stata male come serata…chi la dura la vince…ho ottenuto i miei risultati…è stata lei a tornare fuori di casa…e…wow…niente male come inizio…
All’avvio di Windows parte automaticamente MSN senza che nemmeno lo voglia e mi stupisco di vedere connessi sia Ray che Jar…
Brett scrive:
Che diavolo ci fai online tu? A quest’ora?
Ray scrive:
Neela dorme…non ho sonno
Brett scrive:
Nottata in bianco eh?
Ray scrive:
No l’ho semplicemente distrutta idiota!
Brett scrive:
Certo Barnett, certo…
Jared partecipa ora alla conversazione
Jared scrive:
Quanta bella gente…
Brett scrive:
Sei andato in bianco anche tu?
Ray scrive:
Coglione non sono andato in bianco…
Jared scrive:
Wen ha bevuto troppo è crollata come un sasso
Brett scrive:
Vedi Ray? Lui almeno lo ammette…
Ray scrive:
Idiota. Piuttosto…parlando di gente andata in bianco…
Jared scrive:
Giusto…sei da solo?
Brett scrive:
E’ una storia complicata…
Ray scrive:
Sei andato in bianco…!
Brett scrive:
Ti ho detto che è complicato testa di cazzo!
Jared scrive:
Spiega…ascoltiamo…
Brett scrive:
Ve li ho già detti i discorsi vari no? ‘Non è il caso…’ bla bla bla…
Ray scrive:
Brett diciamo che Sam un po’ di casini li ha avuti…
Jared scrive:
Un po’ tanti…devi andarci con calma…
Brett scrive:
Lo so…hey non sono mica una testa di cazzo…
Ray scrive:
Opinabile…
Brett scrive:
Taci
Jared scrive:
Oh la piantate? Brett continua…
Brett scrive:
Ok…siamo tornati a casa…e durante la strada ho anche avuto qualche buono spunto…
Ray scrive:
Eh?
Brett scrive:
…sono riuscito ad abbracciarla…
Jared scrive:
Parla chiaro Brett sono le tre di notte mica decifriamo la tua mente contorta…
Brett scrive:
Va beh cmq…arriviamo a casa e morta lì…lei entra nel suo appartamento…
Ray scrive:
…qualcuno è andato in biancoooooo…
Brett scrive:
Idiota! La pianti? Ti spaccherei la faccia quando fai così…
Jared scrive:
Siete peggio di due comari ma che cazzo ci sto a fare io qui con voi??
Ray scrive:
Sentilo…il saggio Dalai-Jared…quello che mi passa le emoticon che si squartano a vicenda…
Jared scrive:
Che cazzo c’entra?
Brett scrive:
Niente quindi piantatela e fatemi parlare…
Ray scrive:
-.-
Jared scrive:
-.-
Brett scrive:
…dicevo entra in casa…io sto entrando da me…lei esce e mi si attacca…
Ray scrive:
Ti si che?
Brett scrive:
Mi bacia…
Jared scrive:
Come sei romantico…faccio volare qualche cuoricino…
Brett scrive:
Coglione…
Ray scrive:
E poi? Come mai sei finito in bianco?
Jared scrive:
Arriviamo alla domanda topica…
Brett scrive:
Si è girata ed è rientrata in casa…
Ray scrive:
-.-
Jared scrive:
Donne amico…sto ancora cercando il manuale delle istruzioni…
Ray scrive:
Cmq insomma…non è andata male…mica potevi pensare che subito…
Jared scrive:
Brett…te la posso chiedere una cosa fuori dai denti?
Brett scrive:
Spara…
Jared scrive:
Sei sicuro di volerti…beh…ok…senza mezzi termini…ha un figlio di 12 anni lo sai vero?
Brett scrive:
Tranquillo progetto di farlo fuori…
Certo che lo so! Alex è forte…
Ray scrive:
Quello che vuole dire l’idiota è che…beh se c’è un ragazzino di mezzo la vita è difficile…cioè diversa…
Brett scrive:
Lo so…ci ho pensato…ci ho pensato parecchio…
Ray scrive:
…e?
Jared scrive:
…e?
Brett scrive:
Lei mi piace…dai…è una….una con le palle…deve solo lasciarsi alle spalle…il resto…non è una delle solite con cui non si ha niente a che spartire! Ha una vita, ha la sua indipendenza…sa il fatto suo!
Ray scrive:
Che Sam abbia le palle…beh non ci piove…ed anche se sappia il fatto suo, si è cresciuta un figlio da sola quando aveva 16 anni…
Jared scrive:
Cazzo…io un figlio non lo saprei crescere neanche adesso
Ray scrive:
Non starai mica progettando di…
Jared scrive:
No!
Brett scrive:
Peccato, zio Brett suonava così bene…
Ray scrive:
Anche zio Ray…
Jared scrive:
Hey…perché non ci pensate tu e la ‘Roomie’ a darvi da fare, idiota?
Brett scrive:
No lui va in bianco, cosa vuoi che faccia??
Ray scrive:
Siete due…ma che cazzo ci parlo a fare con voi…siete…ma andate a fanculo, va!
Brett scrive:
Il Dr.Barnett si innervosisce…coda di paglia sull’argomento sesso?
Ray scrive:
No! Io e il sesso andiamo molto d’accordo…grazie!
Jared scrive:
Ma non stavamo cercando di parlare di cose serie?
Ray scrive:
Ci si provava…
Brett…senti…vacci piano con Sam, ok? Per lei…per Alex…e anche per te…
Brett scrive:
Se dici così mi commuovo…
Ray scrive:
Lo sai che sono un cuore tenero…
Jared scrive:
Deficienti…mi tradite così?
Brett scrive:
Facciamo una cosa a tre?
Ray scrive:
Brett non dirlo mai più chiaro? Mi viene la pelle d’oca solo a pensarci a voi due…BLEAH!
Dopo questa infelice stronzata vado a letto.
Jared scrive:
Anche io…i miei sogni saranno infestati da voi due…bella roba…
Brett scrive:
Notte…
Ray scrive:
Notte!
Jared scrive:
‘notte!
- Fine conversazione -
Sam |
* 23 dicembre *
“Hey! Allora…ho fatto la spesa!” esclamo entrando in casa, vado in cucina e vedo un paco sul bancone.
“Alex, chi l’ha portato questo?” chiedo poi.
“Luka!” esclama lui arrivando con in mano una chitarra diversa dal solito “A me ha regalato questa!”
“Wow…ma è un regalo stupendo…” commento, prendendo poi in mano il mio pacchetto.
“E’ tuo quello…” mi dice Alex e io annuisco scartandolo la confezione; è un maglione azzurro, morbido e decisamente molto costoso… “E’ bello…” commenta mio figlio e lo guardo.
“Molto!” esclamo sorridendo.
“Noi quando lo diamo il nostro regalo a Luka?” mi chiede.
“Domani sono di turno, se vieni in ospedale lo cerchiamo così glielo puoi dare!” rispondo e lui annuisce convinto.
E’ quasi mezzanotte quando sento dei colpi alla porta, Alex è già andato a letto e io sto finendo di riordinare un paio di cose prima di andare a dormire.
I colpi continuano sempre più insistenti finchè non guardo dall spioncino e vedo Luka.
Apro la porta e lui si appoggia allo stipite leggermente barcollante, sembra ubriaco.
“Luka cosa ci fai qui a quest’ora?” gli chiedo con calma.
“Hai aperto il regalo?” mi chiede con sguardo fisso.
“Sì, è bellissimo, grazie, io…”
“E’ azzurro, è il tuo colore preferito, volevi fare azzurra anche la camera di Julie, anche se era una femmina…” mi interrompe.
“Luka…”
“Tu volevi sempre tutto azzurro…” continua perdendo per un attimo l’equilibrio e sbilanciandosi leggermente all’indietro.
“Luka è tardi, vai casa, penso tu abbia bevuto troppo…” inizio a dire.
“Non sono ubriaco!” sbotta ad alta voce e io annuisco.
“E’ tardi, Luka vai a casa…” continuo mentre vedo il suo volto che si irrigidisce sempre di più.
“Perché non c’eri prima?” mi chiede appoggiando una mano allo stipite e una all’altro.
“Prima…”
“Quando ho portato i regali ad Alex…”
“Ero a fare la spesa Luka!” rispondo sbrigativa, senza alcuna intenzioni di dargli spiegazione su dov’ero o cosa facevo.
“Perché eri fuori con lui?” continua sporgendo la testa in avanti.
“Cosa diavolo stai dicendo Luka?” lo interrompo.
“Perché eri fuori con Brett?” esclama di nuovo a voce troppo alta.
“Eravamo a fare la spesa e comunque Luka non sono affari tuoi, ora credimi, è meglio che tu vada a casa!” statuisco convinta iniziando a chiudere la porta ma lui la blocca con una mano.
“Stai con lui?”
“No!” esclamo.
“Non è vero! Lo so che è così, che te ne freghi di me che…” interrompo le sue urla senza neanche pensarci, la mano si muove da sola e schiocca sulla sua guancia forse più forte di quanto non intendessi.
Pochi secondi e poi sento un clic e vedo la porta dell’appartamento di Brett aprirsi, fa capolino da dietro l’anta e guarda Luka confuso “Tutto ok? Ho sentito delle urla e…”
“Che cazzo vuoi tu?” sbotta Luka girandosi troppo velocemente e perdendo l’equilibrio ma Brett è abbastanza veloce da passargli un braccio sotto le ascelle per reggerlo.
“Mollami idiota!” esclama però lui allontanandolo con una spinta.
“Amico calmati ok?” gli dice Brett alzando le mani e guardandolo, con un tono molto calmo e lento.
“Sono calmo!” sbotta Luka.
“Sul serio è tardi vai casa…” ripeto ma lui non mi presta attenzione e continua a fissare Brett.
“Te la sei presa eh?” gli dice appoggiandosi al muro del corridoio con una mano “Non hai neanche aspettato che io fossi uscito dalla porta…”
“Dottore sul serio…io non so di cosa stai parlando…” sorride Brett allargando le braccia.
“Non prendermi per il culo! Eri fuori con lei!” continua Luka e io mi intrometto.
“Eravamo a fare la spesa Luka! Adesso piantala chiaro? Vattene immediatamente!” esclamo questa volta alzando la voce e catturando a pieno la sua attenzione.
“Sam…”
“Vattene di qui!” statuisco indicandogli la fine del corridoio con una mano “Vattene!” ripeto con più calma, e lui si gira iniziando a camminare instabile e barcollante verso l’ascensore in cui entra richiudendo le porte con un fragoroso boato.
Nel corridoio torna il silenzio e mi giro verso Brett “Mi dispiace di averti disturbato…” gli dico incrociando le braccia al petto.
“Hey, non è un problema, piuttosto tutto ok?” mi chiede prendendo le chiavi di casa e chiudendosi la porta alle spalle, muovendo qualche passo verso di me.
Annuisco non troppo convinta “Ti faccio un caffè?” continua.
“Forse è meglio una camomilla…” sorrido facendolo entrare.
Andiamo in cucina e inizio a prendere le tazze e lo zucchero “Ho detto che faccio io! Siediti!” mi dice prendendomi delicatamente per un braccio, mentre mi lascio giudare fino a uno degli sgabelli.
Rimaniamo un po’ in silenzio.
“Cosa aveva da urlare?” mi chiede poi e io scrollo le spalle “Sempre se ti va di parlarne…” aggiunge subito.
“Aspettavamo un bambino…” dico così su due piedi e lui si gira con una tazza in mano a guardarmi.
“Qualche mese fa…aspettavamo un bambino…una bambina, Luka era convinto che fosse femmina…poi…Steve, il padre di Alex ha iniziato a chiamarci, di notte, a tormentarci come aveva già fatto…e poi un giorno si è presentato a casa…ubriaco e armato ed ha sparato ad Alex…” mi fermo mentre lui prende posto sullo sgabello di fronte al mio non dicendo nulla, invitandomi forse a continuare.
“Anche Steve è rimasto ferito e l’avevano ricoverato, sono andata da lui, abbiamo iniziato a litigare e mi ha spinto a terra, contro un vetro che è andato in frantumi e…ho perso il bambino…”
“Mi dispiace…sapevo che era successo qualcosa…ma a dire il vero Ray e gli altri non mi avevano mai detto…cosa…” commenta lui cercando il mio sguardo.
“Dopo questa storia io…beh…avevo bisogno di un po’ di chiarezza, capisci Brett? Non potevo stare con lui mentre continuavo a colpevolizzarmi per quello che era successo…ero…lo sono ancora…convinta che è stata colpa mia…io non lo volevo all’inizio quel bambino…” confesso e lui allunga la mano per prendere la mia.
“Sam io non credo sia stata colpa tua, ok magari non lo volevi…ma di certo non avresti nemmeno mai voluto niente di simile…” dice muovendo lentamente il pollice sul palmo della mia mano.
“Ho fatto soffrire Luka e non solo, nella mia stupidità ho danneggiato anche Alex, lo faccio sempre…”
“Hey, tuo figlio ti adora!” mi interrompe con un sorriso “Quando è con me ogni cosa che facciamo è tutto un ‘mamma lo fa così, mamma lo fa colà’…” ride e nemmeno io riesco a trattenere un sorriso “Sei una mamma grandiosa Sam, io ti vorrei come mamma!”
Ridiamo di nuovo “Stai attento, se ti invischi troppo con questa famiglia rischi grosso…” sorrido.
“Il rischio è il mio mestiere tesoro!” esclama convinto e ancora una volta ci mettiamo a ridere.
“Tu sei tutto matto!” esclamo.
“Un po’…ma stai tranquilla non più del dovuto!” commenta “E stai tranquilla anche per il dottore, aveva solo alzato un po’ il gomito…”
“Lo spero…non vorrei che si fosse ridotto così a causa mia…insomma…”
“Sam, ci sono cose che tutti ci troviamo ad affrontare da soli, persone che perdiamo, che ci spezzano il cuore…ma il modo in cui reagiamo dipende solo da noi…non dagli altri, sì magari gli altri ci feriscono o ci deludono, ma il modo di reagire è una cosa che decidiamo noi, e non è colpa degli altri…” mi dice serio con una luce negli occhi che nasconde qualcosa, forse un dolore che sta cercando di tornare a galla.
“Grazie…” dico semplicemente e lui sorride.
“Senti…che programmi avete per domani?” mi chiede poi di punto in bianco.
“Domani? È la vigilia di Natale…” rispondo io.
“Esatto! Dico programmi per domani sera…”
“Niente…siamo io e Alex…noi due direi…” rispondo un po’ titubante.
“Perché non venite a cena da me? C’è anche mia sorella che ha un figlio che ha un anno più di Alex, una bella cena, qualche gioco natalizio…” propone lui.
“Brett…io non so se…” inizio a dire.
“Hey, ascoltami…” si ferma e sospira “…è solo un invito da amico ok?”
Lo guardo senza dire niente e lui riprende a parlare “E dai, più si è meglio è, no? Senza impegno Sam, non sto ancora cercando di far colpo su di te…” ride.
“Non ancora?” gli chiedo divertita.
“Ci sto lavorando…ci sto lavorando…” risponde lui con un sorriso sincero “Ci terrei molto…”
“Ok…” rispondo alla fine e lui sorride ancora soddisfatto.
“Lo sapevo che ti avrei convinta…” commenta.
“In effetti sei abbastanza bravo a farlo…” scherzo e lui scoppia a ridere.
“Allora domani, alle 8?” chiede e io annuisco.
“Perfetto…” rispondo mentre lui si alza di nuovo per mettere il bollitore sul fuoco.
* Vigilia di Natale *
“Hey Roomies!” esclamo entrando in salottino dove Ray e Neela si stanno preparando per andare a casa.
“Ciao Sam!” mi salutano loro, infilandosi il cappotto.
“Prima che scappiate…” inizio a dire e apro l’armadietto prendendo il loro regalo “…questo è per voi!” continuo.
“Hey mai stai scherzando?” esclama Ray con un sorriso.
“Grazie!!!” gli fa eco Neela iniziando a scartarlo.
“Per le vostre notti da adulti innamorati?” dice Ray leggendo divertito ad alta voce il biglietto.
“Non guardate me, penso sappiate da chi è venuta quella frase!” rido “Non ha voluto sentire ragioni…doveva assolutamente scrivere quello!”
Neela finisce di scartare il pacchetto e ne tira fuori il piumone blu e azzurro che abbiamo comprato io e Alex.
“Sam è stupendo grazie!” mi dice abbracciandomi.
“Sam, tu con i regali ci sai proprio fare!” statuisce Ray dandomi un bacio sulla guancia “Non vedo l’ora di provarlo!” esclama.
“Ray!” lo rimprovera Neela.
“Hey io dicevo dormirci dentro, sei tu che pensi sempre male!” si difende lui mentre la sua Roomie apre la bocca fissandolo incredula “Hai proprio un’amica che pensa solo a quello eh?” continua lui ricevendo una sberla sul braccio.
Mi metto a ridere “Sono contenta che vi piaccia, è una cavolata ma è per ringraziarvi di tutto quello che avete fatto per noi…” spiego.
“Anche noi abbiamo qualcosa per voi!” mi dice Neela passandomi due pacchetti “Quello piccolo è per Alex!”
“Non dovevate davvero…” rispondo colpita scartando il pacchetto e tirando poi fuori dalla scatola una bellissima lampada da comodino bianca e blu “Ragazzi è stupenda!” sorrido.
“Per la casa nuova!” risponde Neela.
“Ah…puoi dare anche questo ad Alex?” aggiunge Ray passandomi un pacco abbastanza voluminoso che tira fuori dal suo armadietto.
“E questo da dove spunta?” gli chiede Neela “Com’è che non ne sapevo niente?”
“Questo è per Alex esclusivamente da parte mia…” commenta lui.
“Ray cos’è?” chiede Neela preoccupata.
“Niente di che…”
“Ray…”
“Davvero non è niente…”
“Ray!”
“E’ un nano da giardino!” confessa lui alla fine.
“Un nano da giardino?” esclamiamo io e Neela all’unisono.
“Lui capirà!” ci zittisce Ray convinto.
“Io non ho un giardino Ray…” gli dico ridendo.
“Neanche noi…” si intromette Neela “…al momento il nostro nano da giardino, che da qualche settimana a questa parte risponde al nome di Strufolo, è sotto l’albero con un bel cappello da Babbo Natale in testa…” mi spiega come se stesse parlando di un matto, cioè di Ray…
“Bene…allora cercheremo un nome anche per questo…” commento, molto divertita.
“Oh Alex e Brett un nome per quello ce l’hanno già!” esclama Ray mordendosi poi la lingua.
“E sarebbe?” chiedo.
“Meglio che te lo dica tua figlio…” conclude lui mentre scoppiamo a ridere.
“Sam!” la voce di Liz risuona alle mie spalle.
“Hey!” la saluto.
“Grazie!” esclama “Da parte mia e di John!”
“Figurati!” esclamo.
“I completini per i gemelli sono stupendi davvero, me ne sono già innamorata!” ride.
“Mi fa piacere!” sorrido “Rosa e azzurro è un classico, lo so, ma non ho resistito, quando li ho visti lì uguali ho dovuto prenderli per forza!”
“Hai fatto benissimo! Sono stupendi!” esclama con quel suo entusiasmo “E a te è arrivata…”
“Sì! L’ho già appesa in soggiorno e sta benissimo!” la interrompo “Sai che adoro quella stampa…è meravigliosa! Devi venire a vedere come sta!”
“Certo! Verrò di sicuro! Ora scappo…mi aspettano su in chirurgia…Buona Natale Sam! Anche ad Alex!” esclama chiamando l’ascensore.
“Anche a te! E a John naturalmente!” rispondo girandomi per tornare in accettazione.
“Tu vuoi la mia morte eh?” mi dice Wendall e io la guardo divertita “Regalare a Jared un cofanetto con tutti i DVD di Kubrick? Vuoi costringermi alla pazzia?” continua allargando le braccia.
“Ok forse non è stata una grande idea!” rido.
“Ma che, lui l’ha adorata questa idea! E io ho adorato il mio regalo…non avresti dovuto, davvero…” continua.
“Alex ed io ci tenevamo a prendere qualcosa…insomma…ci siete stati vicini e…insomma ci andava di farlo…” commento.
“Wendall ti vogliono in Visita 2!” esclama Morris interrompendoci.
“Vado…finirà anche questa giornata!” si lamenta lei allontadandosi.
Io mi giro un attimo e prendo una cosa da sotto la scrivania dell’accettazione “Questo è per te!” esclamo passando un pacchettino a Morris che mi guarda con gli occhi sgranati.
“Scherzi?” esclama strappando la carta incuriosito “L’alchimista…” commenta leggendo il titolo del libro di Paulo Cohelo che gli ho regalato.
“Mi ha aiutato…” esclamo “…è un libro strano, ma fa riflettere su molte cose…” gli spiego e lui annuisce.
“Grazie…” sorride “…rifletterò!” scherza prima di venire interrotto da un paziente che entra dalle porte dell’ER.
“Dr. Dubenko!” chiamo da un estremo all’altro del corridoio senza però riuscire ad attirare la sua attenzione “Lucien!” ripeto e finalmente si gira, sorride ed alza la mano in segno di saluto.
Mi avvicino a lui “Sam! Ciao!” esclama.
“Ciao!” esclamo con un po’ di fiatone.
“Non volevo disturbarti ma…” prendo dalla tasca il cd che Alex ha scelto per lui e glielo porgo.
Alza le sopracciglia sorpreso e si passa una mano tra i capelli, sistemandosi poi gli occhiali “Grazie…” esclama imbarazzato e poi scarta il pacchetto “The Very Best of Hip Hop…” legge con un sorriso.
“Io non c’entro l’ha scelto Alex…ha detto che lo devi ascoltare per capire i gusti musicali di Mika!” sorrido e lui scuote la testa.
“Se è un consiglio di Alex lo seguirò di sicuro!” esclama “Buon Natale Sam, e grazie!”
“Buona Natale anche a te Lucien!” gli dico ricambiando il suo sorriso.
Vado in salottino e appoggio un pacchettino sul tavolo, non sono riuscita a vedere Abby, quindi lascio qui il pensierino che le ho preso, le scrivo un bigliettino e lo firmo, poi metto tutto sopra il suo armadietto: è una sciarpa come quella che ha perso qualche settimana fa, deve avergliela rubata un paziente e lei ci era rimasta davvero male.
Prendo il mio cappotto e me lo infilo, finalmente ho finito il turno, vado a casa e mi faccio una doccia, poi la serata continua con la cena a casa di Brett…
“Ok forza…è il momento di aprire i regali!” esclama Brett, che probabilmente è più eccitato di mio figlio e di suo nipote messi assieme; la sorella e il marito si mettono a ridere e tutti andiamo a sederci attorno all’albero, che è decisamente bello per essere stato fatto da…Brett!
Iniziamo a scartare i pacchetti, Alex apre il suo tirandone fuori un cofanetto con due DVD dei Panic…Panic at qualcosa dal vivo in concerto, e due film di mostri e pistole spara tutto, poi è il turno di Brandon, il nipote di Brett che scarta la discografia completa di un altro gruppo che ammetto di non conoscere, poi la sorella ed il marito scartano i loro, ed anche Brett apre il suo da parte loro.
Dopo una ventina di minuti mancano da aprire solo il mio e quello che io ed Alex abbiamo prenso per Brett.
“Ok apro!” esclama lui scartandolo con curiosità; apre il pacchetto e tira fuori la felpa della nazionale italiana di calcio, che io ed Alex siamo riusciti a trovare dopo mille peripezie.
“Heeeeeeeeeeeeeeey! Io vi adoro!” esclama lui ridendo.
“Brett! Ha divulgato anche a loro la tua passione per il calcio italiano?” ride Marge, sua sorella.
“Ovvio!” risponde lui alzandosi in piedi e infilandosi la felpa “Mi sta benissimo!” continua molto soddisfatto.
“Hey Brett! Sai che Ray mi ha regalato IL nano da giardino?” esclama Alex così su due piedi e Brett si mette a ridere.
“Ti ha regalato Stronzolo?” chiede rimanendo poi a bocca aperta, rendendosi contro forse di quello che ha appena detto.
“Stronzolo…” ripeto io sospettosa “Mi stai dicendo che quel coso che ora è sotto il mio albero di Natale risponde al nome di Stronzolo?” gli chiedo cercando non ridere.
“E’ una storia lunga!” rispondo lui e Alex all’unisono mentre non posso far altro che scuotere la testa divertita.
“Davvero Sam…un giorno te la racconteremo ma è una storia davvero lunga!” continua Brett molto divertito poi inclina la testa e mi porge un pacchetto “Manchi solo tu…” esclama.
Rido per la centesima volta nel corso della serata e prendo il mio regalo iniziando scartarlo, apro la scatola e dentro ci sono tre DVD: Big Fish, Memorie di una Geisha e L’ultimo Samurai, sotto una coperta di pile, bianca e rosa.
“I DVD sono perché così ogni tanto i film da guarda li puoi scegliere anche tu, e non solo io e Alex…” esclama Brett mentre alzo lo sguardo verso di lui “…la coperta invece per quando ti addormenti sul divano quando si guardano film con troppi mostri!” scherza.
“Grazie!” esclamo sporgendomi dalla poltrona per dargli un rapido abbraccio che ricambia.
“Io e Brandon possiamo andare a giocare adesso?” esclama Alex scattando verso la televisione.
“Certo muovetevi!” risponde Brett mentre i due iniziano a giocare.
“Brett ti dispiace se noi usciamo un secondo?” gli chiede sua sorella “Ho un’amica che lavora qui vicino, passo a farle gli auguri e a portarle un pensierino e poi torno!”
“Ok!” le dice lui poco prima che lei ed il marito prendano i cappotti per uscire.
“Dai ti aiuto a portare in cucina i piatti sporchi!” gli dico e ci alziamo iniziando a impilare piatti e posate, andiamo in cucina e appoggiamo tutto sul ripiano, faccio un passo indietro per aprire l’anta di un armadietto e poi la richiudo.
“Ferma ferma ferma!” mi dice Brett avvicinandosi a me fino ad essermi distante pochi centimetri poi punta l’indice verso l’alto e alza lo sguardo; faccio lo stesso e vedo un ramoscello di vischio sopra le nostre teste “E’ tradizione no?” suggerisce con un sorriso.
“Brett…” dico senza sapere come continuare ma lui è più veloce di me, mi mette una mano sul viso e si abbassa appoggiando le labbra sulle mie; dopo pochi secondi si stacca e sorrisi “Non si può sfuggire a certe tradizioni Sam, soprattutto non la sera della Vigilia…” scherza prima di venire interrotto dalle urla provenienti dal salotto.
“Breeeeeeeeet Breeeeeeeeeeeeet muoviti guarda che figata!” esclama suo nipote mentre ci mettiamo a ridere.
“Vado a controllare che non mi distruggano la casa…” mi dice allontanandosi e uscendo dalla cucina, lasciandomi lì imbambolata, incrocio le braccia e scuoto la testa, eravamo sotto il vischio e le tradizioni si rispettano vero Sam?
Vero…
Sam |
lunedì, 04 dicembre 2006 |
“Ho…trovato un appartamento…” esclamo rivolta verso Liz entrando in cucina, nella cucina dell’immensa casa Carter.
“Ma come di già?” ride lei “E io che speravo di avere te ed Alex in giro per casa ancora un po’…” continua.
“Ho trovato un buon posto…” inizio a dire prendendomi una tazza di caffè “…un bell’appartamento!” le spiego “Oggi vado a firmare il contratto e a versare la caparra”
“Da un lato sono molto felice per voi ma dall’altro mi sarebbe piaciuto avervi in giro ancora un po’…” commenta lei.
Sorrido “Grazie di tutto Elizabeth davvero, senza di te io non so come avremmo fatto io ed Alex…” confesso e lei si alza dalla sedia.
“Siamo donne che ne hanno dovute affrontare tante Sam…il minimo che possiamo fare è darci una mano, tra di noi…” esclama mettendomi una mano sulla spalla.
“Ritieniti già invitata in casa nuova per quando sarà agibile…” le dico.
“Come minimo! Voglio essere la prima a vederla!” ride mentre ci sediamo a tavola a chicchierare un po’.
“L’affitto si paga il 2 di ogni mese, giù accanto al vano biciclette ci sono i cassonetti della…”
“Mammaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa” la voce di Alex che esce correndo dalla sua nuova camera interrompe la padrona di casa che non riesce a trattenere un sorriso “…ha le pareti blu!! Le pareti blu e una ha tutte le note musicali bianche dipinte sopra!” esclama saltellando come un tarantolato.
“La famiglia che ci abitava prima aveva un figlio di 18 anni patito di musica e credo si sia scelto lui la vernice alle pareti della camera.
“E’ una figata! È davvero una figata! Questa casa già mi piace un casino!” commenta lui tornando in camera.
“Lo scusi è un po’ agitato all’idea della casa nuova…!” dico rivolgendomi alla padrona di casa.
“Ma si figuri fa così allegria vederlo così!” ride “Senta se mi mette una firma qui allora direi che abbiamo concluso! E mi creda è davvero un ottima casa, magari l’unica pecca negativa potrebbe essere il suo vicino, o meglio l’inquilino dell’appartamento di fronte…”
“Come mai?” chiedo tenendo in mano la penna leggermente staccata dal foglio aspettando spiegazioni.
“Ah uno di quei perdigiorno sempre presi da musica e ragazze…” continua lei mentre sentiamo dei passi dal pianerottolo.
“Signora Fitzgerald l’ha trovato finalmente qualcuno disposto a vivere con me come vicino eh?” risuona una voce e poi ecco apparire davanti alla porta spalancata di casa…
“Brett?” esclamo stupita.
“Sam?” dice lui “Che ci fai qui?” continua entrando in casa.
Mi metto a ridere scuotendo la testa “A quanto pare sono la tua nuova vicina di casa…” gli spiego e lui si mette a ridere.
“Vi trasferite qui? Wow! Forte!”
“Vi conoscete?” si intromette la padrona di casa spostando lo sguardo da me a lui alternativamente.
“Sì!” risponde prontamente Brett.
“E allora signorina Taggart la prego di rivolgere le eventuali lamentele per il rumore prima al suo amico e solo in seguito alla sottoscritta…” puntualizza la signora Fitzgerald guardando storto Brett.
“Hey non sono così male sul serio!” si difende lui alzando le braccia in segno di resa.
“Brett!” esclama Alex uscendo dalla camera “Cosa ci fai qui?”
“Hey mostriciattolo! Pensa un po’, abito nell’appartamento qui di fronte!” risponde lui battendogli un cinque.
“Scherzi? Vuoi dire che abitiamo così vicini?” urla praticamente Alex in preda a un attacco di euforia.
“Signorina se mi vuole firmare il contratto io poi vi lascerei…non so quando arrivi il camion dei…”
“Nessun camion, abbiamo tutto in macchina…la casa è già arredata quindi ci siamo noi…e qualche valigia…” dico firmando il contratto.
“Qualche…mamma hai praticamente una tonnellata di roba…” scherza Alex mentre la signora Fitzgerald rivolge un’altra occhiataccia a Brett.
“E lei adesso che ha dei nuovi vicini cerchi di darci un taglio con tutta quella musica e le ragazze rumorose!” lo rimprovera.
“Non vorrà mica dire che non sono un inqulino modello!” si difende portando le mani al cuore con aria innocente e io e Alex ci mettiamo a ridere mentre lei se ne esce dalla porta borbottando qualcosa.
“Allora vi serve una mano con i bagagli?” ci chiede poi lui.
“Sì! Se no le cose pesanti le devo portare tutte io!” risponde prontamente Alex.
“Hey non è vero!” lo accuso io ridendo “Comunque una mano ci farebbe comodo.”
“E allora forza fatemi strada verso la vostra macchina miei cari ‘vicini di casa’!” esclama lui mettendo a entrambi un braccio sulle spalle e iniziando a dirigerci fuori dalla porta.
***
* Cinque giorni dopo *
“Stai scherzando? Sei la nuova vicina di Brett?” ride Wendall mentre siamo in accettazione.
“Non so se piangere o ridere Sam!” commenta Neela firmando una cartella.
“Beh di certo è meglio lui come vicino di casa di me no?” scherza Elizabeth.
“Assolutamente no!” commento guardandola.
“Ok…io non sono così male…ma lui mi sembra decisamente più carino di me…!” esclama lei facendomi l’occhiolino.
“Siete pazzesche…!” rido “Vi ringrazio ma non sono a caccia di uomini al momento…”
“Buono a sapersi Sam…ero quasi spaventato…” si intromette Carter mettendosi a ridere.
“John, sei quasi un uomo sposato, insomma!” lo rimprovero ironica.
“Che si dice?” continua lui.
“Beh…Sam è la nuova vicina di casa di Brett…” gli risponde Liz.
“Brett? Brett quello che ha organizzato il mio addio al celibato con gli altri due?” ride John e noi annuiamo “Auguri!” ride ancora più fragorosamente.
“Dr.Carter la prego, ho già avuto un velato assaggio di quanto è successo alla sua festa e non voglio avere altri particolari!” si lamenta Neela e tutti ridiamo.
“Cos’è tutta questa ilarità?” chiede Dubenko unendosi al gruppo.
“Si parlava della festa di addio al celibato…” risponde John guardandolo divertito “Neela si lamentava di aver saputo qualcosa di trovvo sul comportamento di Ray…”
“Oh ma il Dr.Barnett è stato impeccabile!” esclama Dubenko con un sorriso compiaciuto “Ha praticamente scaraventato a terra una spogliarellista…davvero non so come abbia fatto…”
“Lucien!” la voce di Abby risuona alle sue spalle e lui fa un’espressione a metà tra il colpevole e il terrorizzato.
Per fortuna le porte del triage si spalancano all’improvviso facendo entrare due pazienti e tutti ci affrettiamo oltre la scrivania per soccorrerli: che il turno abbia inizio.
Entro in salottino e vedo Luka seduto su una sedia che legge una cartella.
“Ciao…” lo saluto e lui alza il viso rivolgendomi un mezzo sorriso.
“Ciao…” ricambia “Come stai?”
“Bene…” rispondo “Bene grazie, tu?” gli chiedo e lui fa un cenno con il capo “Abbastanza…” dice e poi cala un silenzio imbarazzato.
“Come…va la convivenza con Liz e John?” mi chiede poi.
“Oh bene ma, beh abbiamo trovato un appartamento, da poco meno di una settimana!” gli spiego prendendo una tazza di caffè.
“Mi dirai dove siete magari…”
“…certo!” lo interrompo “Puoi…venire a trovarci ad Alex farà piacere, deve mostrarti la camera nuova!” rido e anche lui si lascia scappare una risata.
“Ok…volentieri…” commenta leggermente amaro alzandosi dalla sedia ed uscendo dalla stanza.
***
Parcheggio sotto casa, la nuova casa ed esco dalla macchina affrettandomi verso il portone per sfuggire al freddo; salgo le scale e arrivo davanti all porta di casa a cui è affisso un semplice bigliettino stropicciato.
“Non mi hanno rapito, sono solo da Brett
Alex”
Non l’hanno rapito, buono a sapersi…rido scuotendo la testa e sento distintamente delle voci oltre la porta dietro di me.
Entro in casa e lascio giù le borse della spesa, mi levo il cappotto, sistemo un attimo la roba in frigo e poi prendo le chiavi uscendo poi nel pianerottolo e bussando all’appartamento di Brett.
“Arrivo!” risuona la voce mentre riconosco la urla di Alex che esclama concitato un ‘Metti in pausa, metti in pausa’.
“Hey!” mi saluta accogliendomi con un sorriso non appena apre la porta.
“Ciao…” rido incrociando le braccia.
“Entra dai!” mi dice scansandosi per farmi spazio, muovo un passo oltre la soglia e subito arriva Alex.
“Ciao mamma!” mi saluta.
“E così non ti hanno rapito eh?” gli chiedo divertita.
“Poi tu ti preoccupi come sempre e pensi chissà cosa…” borbotta lui mentre Brett cerca di trannere una risata.
“Hai scritto che non ti avevano rapito?” gli chiede e Alex annuisce “Nel biglietto?” continua ridendo e io butto gli occhi al cielo divertita.
“Forza…lasciamolo in pace, si starà già maledicendo per avere un appartamento vicino al nostro quindi andiamo…” dico rivolta a mio figlio.
“Ma no…dobbiamo finire di vedere il film!!!!!” si lamenta lui mettendo il broncio.
“Alex…muoviti!” statuisco autoritaria.
“Io non discuto gli ordini comandante…” dice Brett rivolto verso di me “Ma se vuole fermarsi per finire di vedere il film non c’è problema…”
Lo guardo inclinando la testa “Stai attento tu…che a questo gli dai un dito e si prende tutto il braccio!” scherzo “Ok…allora ti aspetto a casa…” dico poi rivolta ad Alex.
“Te lo scarico di là quando esco per andare alle prove…” mi dice Brett e io lo ringrazio uscendo da casa sua.
***
“Hey ciao Sam!” sono in accettazione quando sento una voce conosciuta, alzo lo sguardo e vedo Brett, l’amico di Jared e Ray.
“Ciao!” lo saluto riponendo una cartella “Come va?” gli chiedo.
“Bene…a parte la temperatura polare che c’è fuori, ha anche iniziato a nevicare e c’è un vento schifoso…” risponde lanciando un’occhiata all’uscita “Tu?”
“Bene…anche se dopo quello che mi hai detto la prospettiva di tornare a casa in Metro non è delle migliori…” scherzo.
“Quando stacchi?” mi chiede.
“Tra dieci minuti…” rispondo.
“Ti do un passaggio, a cosa serve se no essere vicini di casa? Cerco Ray gli do questa cosa e poi andiamo a casa se ti va…” continua.
“Non preoccuparti…devo anche passare a prendere Alex…da un amico…” commento.
“E che problema c’è? Dai sul serio…insisto! Abitiamo nello stesso condominio sarebbe stupido farti prendere la metro!” ride.
“Ok! Grazie!” convengo alla fine.
“Ottimo…adesso sai dirmi dove trovo lo scansafatiche?” mi chiede riferendosi a Ray.
“Prima era in salottino…” dico.
“Senza Roomie vero? Non vorrei mai entrare e bloccarmi la crescita…” ride con una faccia scandalizzata.
“Tranquillo Neela è di turno in chirurgia…” gli rispondo scherzando mentre lui tira un sospiro di sollievo andando verso il salottino.
“Ok eccolo!” esclamo vedendo Alex che saluta gli amici e corre incontro alla nostra macchina; apre la portiera facendo entrare una folata di vento freddo e poi la richiude subito.
“Ciao mamma! Ciao Brett!” esclama togliendosi il cappello.
“Hey mostriciattolo!” lo saluta il nostro accompagnatore.
“Com’è andata?” chiedo voltandomi indietro verso di lui.
“Alla grande! Guarda cosa mi ha prestato Colin!” esclama mostrandoci un DVD.
“'Doom'?” chiedo leggendo il titolo del film.
"Sìììììì!" esclama Alex entusiasta "Mostri ovunque e sparatorie pazzesche...!" continua e mi metto a ridere.
"Hey 'Doom' è uno dei miei videogiochi preferiti!" esclama Brett "Non sapevo avessero fatto anche il film devo dirlo a Ray e Jar!"
"E' anche uno dei miei videogiochi preferiti!" interviene Alex sporgendosi in avanti tra i nostri due sedili "Il secondo è il migliore secondo me...il film però mi hanno detto che si basa più sul terzo!" spiega a Brett.
"Dammi un cinque mostriciattolo...tu sì che te intendi!" ride lui alzando la mano e battendola con quella di Alex "Anche il terzo comunque non è per niente male...se il film è adrenalinico come il gioco direi che vale la pena di vederlo!" continua.
"Perchè non vieni da noi a vederlo?" gli chiede Alex tutto eccitato.
"Alex, Brett avrà di meglio da fare che fermarsi a vedere 'Doom'!" rido io.
"Ah..." commenta Alex un po' deluso.
"A dire il vero non ho niente da fare ma...non voglio disturbare sul serio..." interviene Brett fermandosi a un semaforo.
"Ma non disturbi! Vero mamma?" esclama Alex rivolgendosi verso di me.
"Davvero Brett...per disturbare non disturbi assolutamente...anzi ti devo la visione di un film dall’altro giorno” rido “…solo...non farti problemi a dire che hai progetti migliori di 'Doom'!" gli dico.
"Hey! Non esistono progetti migliori di 'Doom'!" ride lui girandosi verso di me.
"Allora vieni?" continua Alex.
"Ad una condizione!" risponde Brett guardandoci "Cucino io!"
"Cucini tu?" chiediamo all'unisono io e Alex divertiti.
"Hey! Mica sono come Jared e Ray che si fanno servire e riverire dalle loro dolci metà! Io sono un uomo tuttofare...che cucina anche abbastanza bene!" ride lui.
"Ok! Allora cucini tu!" rido mentre parcheggiamo sotto casa nostra.
"Ottimo!!" conviene ridendo.
"Sìììì!" esclama Alex saltando giù dalla macchina e correndo verso il portone.
"L'hai fatto felice!" rido mentre lo seguiamo.
"Solo lui? Oppure ho fatto un po' felice anche la mamma?" scherza mettondosi le mani in tasca e rivolgendomi uno sguardo da sotto il cappello.
"Anche la mamma...che almeno potrà dividire la sventura di 'Doom' con qualcuno..." rispondo mentre entriamo in casa.
"Il sale dove lo trovo?" chiede Brett e io mi giro per prenderlo dalla credenza.
"Tieni!" glielo passo e lui si rimette ai fornelli.
Alex è di là a finire i compiti prima di cena, mentre il nostro ospite cucina non ho capito quale ricetta improvvisata con quello che ha trovato nel frigo.
"Neela mi ha detto che fate parecchi concerti ultimamente..." dico per fare un po' di conversazione.
"Sì...l'inverno è la stagione in cui i locali prendono di più le piccole band...quindi ci stiamo esibendo parecchio!" risponde lui "Sei mai venuta a un nostro concerto?" mi chiede poi e io scuoto la testa "Male male male...dobbiamo rimediare! Assolutamente...!" scherza.
"Già...magari porto anche Alex così me lo convertite allo smalto e ai tatuaggi vero?" lo prendo in giro e si mette a ridere.
"E dai non siamo così male!" commenta "Alex mi ha detto che va via con la scuola tra un paio di settimane vero?" mi chiede e io annuisco "Abbiamo un paio di show per quei giorni...perchè non vieni? Tipo il martedì suoniamo allo Shadow..." continua girandosi a guardarmi.
"Non so..." rido "...ho paura che mi sentirei un po' fuori posto..." commento.
"E dai vieni con Neela!" continua lui "Non ha cinquant'anni Sam! Lasciati prendere dalla vita!" esclama con fare teatrale.
"Dici che mi farebbe bene venire a vedervi?" chiedo divertita.
"Certo! Vedermi sul palco è sempre un'emozione!" conviene convinto mentre ci mettiamo a ridere.
"Io..."
"E dai! Una volta sola...poi se non ti diverti non ti romperò mai più!" continua con uno sguardo di supplica.
"Ok...martedì...tra due settimane allo Shadow..." acconsento alla fine.
Lui sorride "Lo sapevo che ti avrei convinta!" ride poi si gira e prende un cucchiaio "Assaggia..." dice e viene verso di me che sono seduta su uno dei ripiani della cucina "Che ne dici?" mi chiede mentre mi fa assaggiare il sugo che ha preparato.
"Dico che dopo mi fai una lista dei film che ti piacciono, così ne noleggio una a sera e tu vieni qui a cucinare! Tanto basta che attraversi il pianerottolo!" scherzo e ci mettiamo a ridere.
"Molto volentieri..." commenta prima di venire interrotto da Alex che arriva in cucina.
"E' pronto?" chiede sedendosi a tavola e prendendo un pezzo di pane.
"Direi di sì!" gli risponde Brett scolando la pasta "Tutti a tavola!" continua mentre ci sediamo per iniziare a cenare.
"Wow...che figata!" esclama Alex quandi partono i titoli di coda del film.
"Puoi dirlo forte..." conviene Brett "Hey tu hai preso sonno?" ride poi rivolto verso di me.
"No...impossibile con tutti quegli spari...e comunque non era poi così male..." rispondo.
"La mamma li guarda sempre tutti questi film con me!" commenta Alex tutto orgoglioso.
"Hai una gran mamma mostriciattolo...te la invidio parecchio!" ride Brett e Alex annuisce sorridendo.
"Forza ora vai a letto che domani hai scuola!" dico a mio figlio che risponde con un UFFA lasciandosi ricadere sul divano.
"Dai muoviti pigrone..." lo prende in giro Brett alzandosi e tirandolo per un braccio.
Dopo un po' Alex si lascia convincere e se ne va in camera sua.
"E' tardi...vado anche io..." esclama poi Brett guardando l'orologio "Grazie dell'ospitalità..." continua guardandomi.
"Grazie a te della cena..." rispondo.
"Senti..." inizia a dire poi mettendo le mani in tasca "Domani sera hai da fare?" mi chiede e io rimango un po' stupita.
"No...stacco...alle sei...quindi...no..." rispondo leggermente imbarazzata.
"Sei con Alex vero?" continua lui e io annuisco "No perchè...beh hanno aperto questo posto...Laser Beam...praticamente è una specie di labirinto...una cosa strana...ti danno dei fucili elettronici...ti dividono in squadre e poi si gioca a spararsi..." mi spiega "Un amico ci ha proposto di andarci...a me, e agli altri della band...penso che ad Alex piacerebbe...ti andrebbe di venire?" mi chiede alla fine.
"Sembra divertente..." commento con un sorriso.
"Penso lo sia! Ci sono anche i Roomies...e poi Jared con Wen...un po' di gente...e anche due amici che hanno un figlio poco più piccolo di Alex..." continua senza guardarmi, forse un po' imbarazzato.
"Volentieri comunque..." rispondo alla fine e lui alza la testa stupito.
"Sul serio?" chiede e io rido annuendo.
"Certo!"
"Vi passo a bussare alle otto?" continua.
"Perfetto!" rispondo e lui sorride, ha un sorriso contagioso...
"Ok allora vado..." conclude poi prendendo la giacca "...a domani...saluta il mostriciattolo..." ride alludendo ad Alex.
"A domani..." lo saluto guardandolo attraversare il pianerottolo e aprire la porta di casa sua.
Si gira e mi saluta, ricambio con un gesto della mano prima di richiudere la porta e fissare il catenaccio.
Rimango un attimo ferma e sorrido, pensando che mi sento come una ragazzina del liceo...imbarazzata a dover rispondere ad un invito che poi probabilmente era diretto più a mio figlio che a me...
"Di cosa parlavate?" la voce di Alex mi interrompe mentre sbuca dalla sua camera già in pigiama.
"Ci ha invitato al Laser..."
"...al Laser Beam?" esclama lui ad alta voce e io annuisco "Che figata!!!!!! E' da un casino di tempo che voglio andarci! Quando lo dico agli altri domani a scuola muoiono di invidia!!" dice saltellando per tornare in camera sua mentre lo guardo divertita.
A quanto pare il programma per domani ha fatto felice anche lui!
Sam |
giovedì, 16 novembre 2006 |
“Questa sarà la tua stanza…da oggi…fino a quando vorrai!” esclama Elizabeth aprendo una porta, entro un po’ titubante e mi guardo intorno: stanza? Questa la chiamano stanza? È grande più o meno come l’appartamento che avevo a Philadelphia!
“W…o…w!” esclamo girandomi verso di lei “Adesso sì che ho capito perché ti sposi Carter Dottoressa Corday!” la prendo in giro e ci mettiamo a ridere.
“Chiamami stupida…” commenta lei facendomi l’occhiolino “Comunque…ti lascio disfare i bagagli, fai con calma…stasera se vuoi ceniamo insieme…” continua.
“A dire il vero poco prima di cena devo andare a prendere Alex…lo dimettono oggi quindi poi è probabile che mangerò qualcosa con lui…” la interrompo e lei annuisce.
“Certo! Come preferisci! Allora ci vediamo dopo, quando torni a casa!” conclude mentre sta per uscire dalla porta.
“Grazie Liz…” le dico e lei si gira con un sorriso.
“Ne abbiamo già abbastanza di problemi, tutti quanti, perché aggiungerne altri quando invece si può evitare semplicemente con l’aiuto di un amico?” mi chiede e io annuisco sorridendo prima di mettermi a disfare le valige.
Entro al pronto soccorso, voglio vedere i turni, mi piacerebbe tornare al lavoro prima possibile.
Entro nel salottino dove teniamo lo specchietto con tutti gli orari; non faccio tempo ad aprire la porta che mi accorgo di non essere sola: Luka.
“Ciao…” gli dico a bassa voce mentre lui appoggia la tazza del caffè ormai vuota sul tavolino.
“Ciao…” risponde senza neanche guardarmi, abbassandosi per prendere dal frigo una bottiglietta d’acqua.
Muovo qualche passo e mi posiziono davanti alla bacheca guardando gli orari, mi hanno rimesso di turno tra due giorni.
“Hai portato la roba da Elizabeth?” mi chiede e io mi giro annuendo.
”Sì, stamattina…”
“Bene…” commenta, senza un minimo di convinzione.
“Luka…” inizio a dire ma non so come continuare, alza lo sguardo e mi fissa con quegli occhi scuri e torvi di chi sta cercando di non lasciarsi vincere dalla rabbia.
“Vado…Ray mi aspetta per un consulto…” statuisce incamminandosi verso l’uscita e richiudendosi la porta alle spalle.
“Mi dispiace…” dico a bassa voce quando lui ormai non può più sentire, guardando l’ennesima porta che si è chiusa nella mia vita…
“Ok…allora abbiamo tutto vero?” chiedo ancora una volta ad Alex che annuisce; lo stanno dimettendo e stiamo uscendo dalla sua camera di ospedale.
“Tu dove starai mentre io sto da Neela e Ray?” mi chiede.
Gli ho detto che avrebbe passato da loro qualche giorno e mi è sembrato davvero entusiasta della cosa, mi ha fatto promettere di passare a trovarlo ogni giorno, e naturalmente gli ho assicurato che lo farò…
“Te l’ho detto, starò da Liz…da Liz e Carter…” gli ripeto mentre usciamo e ci dirigiamo verso gli ascensori.
“Che palle…” commenta lui.
“Alex!” lo rimprovero guardandolo e cercando di non mettermi a ridere “Sono stati molto gentili a invitarci da loro per un po’, e la casa ti piacerà moltissimo…” continuo.
“Sì sì…intanto io sto con i Roomies che mi piace di più…” dice appoggiando a terra la sua borsa.
“I Roomies?” gli chiedo incuriosita.
“Jared ha detto che li chiamano così per prenderli in giro e che quindi devo chiamarli così anche io…me l’ha detto anche Brett…” mi spiega.
“Brett…?” chiedo di nuovo non conoscendo quel nome.
“Un amico di Ray e Jared…stavamo giocando tutti alla play nella mia camera l’altro giorno ed è arrivato anche lui…” mi risponde mentre entriamo in ascensore.
Forse non è stata l’idea migliore del mondo…Neela è fantastica ma…non è che stando a casa dei “Roomies” mi ritroverò un figlio con lo smalto nero e qualche tatuaggio di troppo?
Arriviamo al piano terra ed usciamo nel parcheggio, mi giro per controllare che Alex si sia chiuso la giacca e poi andiamo verso la macchina caricando il tutto.
“Andiamo direttamente da loro?” mi chiede richiudendo la portiera.
“Sì, hanno la serata libera tutti e due e ci aspettano…” rispondo iniziando a fare manovra.
Quindici minuti dopo siamo davanti all’appartamento di Ray e Neela, la roba di Alex è già lì; suoniamo e saliamo le scale mentre gli rivolgo tutte le raccomandazioni del caso…
“Sei sempre un ospite quindi non lasciare la tua roba in giro…” dico.
“…Neela dice che Ray lo fa sempre…” commenta lui.
“Non bere la roba direttamente dalla bottiglia e non lasciare cartoni vuoti in frigo…” continuo.
“…anche questo Ray lo fa sempre…”
“Non metterti a suonare la chitarra nel cuore della notte se non riesci a dormire come fai a casa…”
“…Ray ha detto che posso perché tanto lo fa sempre anche lui!” mi interrompe nuovamente mentre butto gli occhi al cielo.
“Non chiedere sempre di mangiare pizza…” aggiungo.
“…ok…tanto Ray ha detto che la ordiniamo ogni volta che Neela ha il turno a ora di cena!” commenta lui serafico mentre arriviamo al loro piano.
Povera Neela, un casino infernale moltiplicato per due.
“Hey!” ci salutano i due mentre entriamo a casa loro.
“WOW ma avete un televisore enorme!!” esclama Alex fiondandosi in mezzo al soggiorno mentre noi ci mettiamo a ridere.
“Alex…” dico cercando di richiamarlo ma è troppo tardi.
“Non hai idea di come si gioca bene a Splinter Cell…” gli dice Ray tutto contento…
“Immagino!!” commenta mio figlio mentre Neela butta gli occhi al cielo.
“Sei ancora convinta di volerlo qui?” rido rivolta verso di lei che annuisce “Non mi rimangio la parola data promesso!” mi rassicura lei.
“Hey dove dormo?” esclama Alex guardandosi intorno.
“Qui!” risponde Ray aprendo la porta di quella che era la camera di Neela.
“Ci dormiva una femmina vero?” commenta mio figlio entrandoci.
“Alex!” lo rimprovero mentre lui si guarda intorno.
“Ci dormivo io…” ride Neela molto divertita.
“Giusto…ma adesso state assieme e quindi dormite assieme per fare le vostre cose da adulti innamorati…” commenta lui saltando sul letto mentre cerco di fingermi scandalizzata, a differenza di Ray e Neela che si guardano ridendo.
“Ok è la vostra ultima possibilità…ditemelo adesso e ve lo porto via!” esclamo alzando le mani con tono però molto serio.
“Sei matta? Sarà l’esperienza più divertente della mia vita!” esclama Ray prima di venire interrotto da qualcuno che bussa alla porta.
“Chi è?” chiede Neela stupita.
“Due rapinatori di passaggio con della pizza e una proposta per una serata straordinaria!” risponde qualcuno da fuori.
“Jared…” sospira Neela ridendo andando ad aprire.
Alex esce dalla camera “Ah lo sapevo che ti avrei trovato qui! Abbiamo una sfida in sospeso noi due!” esclama un altro ragazzo che entra in casa subito dopo Jared.
“Abbiamo portato la pizza e da bere Roomie quindi…potresti essere così gentile da offrirci il tuo divano?” chiede Jared rivolto verso Neela.
“Se dicessi di no farebbe qualche differenza Jar?” risponde lei mentre lui sfoggia un sorriso inequivocabile andando poi in cucina ad appoggiare la roba sul tavolo.
“Hey!” un’altra voce risuona da fuori della porta, Neela apre ed ecco Wendall.
“Grazie per avermi lasciato lì fuori eh?” esclama lei con le mani sui fianchi rivolta verso Jared e il suo amico “Sam!” esclama poi vedendomi con un sorriso “Che ci fai in questa gabbia di matti?” ride.
“Contribuisco!” rispondo io “Abbandono qui mio figlio per qualche giorno!” spiego.
“Allora sei tu che hai messo al mondo quel piccolo mostro dei videogiochi!” esclama l’amico di Jared ridendo “Piacere Brett…” si presenta tendendomi la mano.
“Sam…Samatha piacere…” rispondo io stringendola.
“Beh a questo punto abbiamo pizza per un reggimento, ospiti piovuti da ogni dove quindi…Sam ti fermi a cena?” mi chiede Neela.
“No ti ringrazio ma è meglio che me ne stia un po’…”
“…e dai mamma! Ti prego stai qui!” esclama Alex prendendomi la mano.
Non ne ho tanta voglia, non sono propriamente dell’umore giusto per stare in mezzo alla gente a ridere e scherzare ma a lui non posso dire di no.
“O…ok!” mi arrendo alla fine e lui mi fa un sorriso.
“Grande mamma!” esclama andando poi in cucina “Posso prendere da bere?” chiede rivolto a Ray.
“Fai come se fossi a casa tua…”
“Non lo dire!” lo interrompo “Prima regola Ray…mai dire a mio figlio di fare come se fosse a casa sua…non sai a cosa postresti andare incontro…” lo metto in guardia mentre quasi tutti si mettono a ridere.
“Devo segnarmele queste regole!” commenta lui vagamente pensieroso prima di raggiungere mio figlio in cucina.
Sono appena tornata a casa di Liz, è quasi l’una ma il maggiordomo era comunque sveglio e arzillo pronto ad aprirmi la porta: non so se riuscirò mai ad abituarmi a questa cosa.
Sono seduta sul letto, in pigiama e mi guardo intorno: guardo le pareti dipinte alla perfezione, di un caldo e confortevole color crema, le sedie rivestite di stoffa rosso scuro come il copriletto, gli armadi e i mobili di mogano, color bruciato, un enorme lampadario di cristallo al centro della stanza, la porta del bagno laccata di bianco, l’enorme vasca idromassaggio e i sanitari di una lucentezza impeccabile.
Non c’è nulla che stoni in questa camera, a parte me.
Lo vedrebbe chiunque che io in lusso così sfarzoso non c’entro niente, con addosso un pigiama azzurro molto poco signorile, i capelli spettinati quanto basta e il viso pallido e struccato.
Liz è stata un angelo a offrirmi ospitalità, non credo che sarò mai in grado di ringraziarla abbastanza, ma questo non è il mio posto, lo so io, lo sa lei…e lo sa anche Alex che ha preferito andarsene da Neela per il momento.
Mi alzo dal letto per prendere una cosa dalla sacca sulla destra, la apro e il mio sguardo cade su una scatola blu che non riconosco, che non ho mai visto; la prendo e la scuoto un attimo sentendo che dentro c’è qualcosa, forse della carta, forse qualcosa di più solido.
Mi risiedo a letto e la apro: fotografie.
Dentro quella scatola quelle che sembrano essere almeno un centinaio di foto con Luka, con Alex…nel periodo in cui siamo stati insieme.
Il campeggio al lago Michigan, la vacanza in Florida, Natale dell’anno scorso, la festa di compleanno di Carter, quella di Alex, quella di Pratt, il ritorno di Elizabeth, la festa di Neela…foto decine di fotografie…
Rimango più di un’ora a guardarle tutte, a osservare le espressioni, i sorrisi, i miei sorrisi e quelli di Alex mentre eravamo con Luka.
È stato un periodo magico, ma è finito. Mi sento in colpa a dirlo perché forse tra noi ci sarebbe stato ancora molto da recuperare, ma come sempre io ho optato per la decisione più drastica, più immediata, quella che ho ritenuto essere la migliore anche se poi magari non lo è, e me ne sono andata.
Noto solo in quel momento, sul fondo della scatola, un bigliettino ripiegato, lo apro e riconosco subito la scrittura di Luka:
“Per ricominciare, senza dimenticare
Luka”
Sorrido, pensando che di certo non potrò mai dimenticare tutto quello che abbiamo passato insieme…e che comunque nessuno sa cosa ci aspetta, se è destino, ci ritroveremo…
Look at my life
Look at my heart
I have seen them fall apart
Now I’m ready to rise again
Look at my hopes
Look at my dreams
I’m building bridges from these scenes
Now I’m ready to rise again
Sam |
Sospira “Sai una cosa Sam?” ripete e io annuisco “Me lo vedo eccome anche io…” ride bevendo un altro sorso del suo caffè.
Sam |
“Chi te lo ha detto?” gli domando dopo certa del fatto che già lo so…
“…John, e a te?”
“…Neela…” rispondo abbassando lo sguardo.
Cala il silenzio, sento solo il suo respiro e la mano che tiene la mia, non ho il coraggio di guardarlo in faccia: mi sentirei in colpa.
Non avevo mai voluto questa bambina tanto quanto l’aveva voluta lui, non avevo mai guardato realmente al futuro come l’aveva fatto lui, pensando al nome, alla casa, alla cameretta, ai giocattoli…io avevo solo pensato a me stessa, a quanto era strano sentire quella sensazione durante le ore in cui rimanevo sveglia la notte con le mani sul ventre, a cosa avrei provato sentendola crescere dentro di me…
Per tutto questo tempo sono stata un’egoista che ha cercato di difendersi dal suo entusiasmo, troppo terrorizzata dall’idea di poterne essere contagiata…
“La volevo davvero…la nostra bambina…” dice rompendo l’insopportabile silenzio che ha invaso la stanza.
Alzo gli occhi: ha il viso stanco e tirato, qualche livido dovuto alla collutazione con Steve, i capelli spettinati che ricadono sul viso…
“Lo so…” dico con un filo di voce senza muovere un muscolo, senza nemmeno la forza di piangere.
Cala di nuovo il silenzio…ma questa volta reggiamo l’uno lo sguardo dell’altra senza aprire bocca.
Traggo un lungo respiro e mi decido a parlare…
“Mi dispiace…” azzardo.
“Sam…”
“Mi dispiace!” continuo alzando il tono di voce e lui si zittisce facendo solo un impercettibile cenno del capo “…per non averti detto delle telefonate, per essere andata da Steve, per…non essere riuscita a tenere la tua bambina…” continuo.
“Nostra…” mi corregge.
Distolgo lo sguardo da lui portandolo dalla parte opposta, oltre la finestra “Hai sempre voluto questo figlio più di me…” confesso girandomi di nuovo “…l’hai sempre considerata una sorta di benedizione mentre io sono arrivata considerarla un errore…l’ennesimo ostacolo nella mia vita…”
“Non ci credo…” mi rassicura “…non ci credo Sam…”
“Luka non volevo nemmeno tenerla…!” esclamo.
“Ma poi hai cambiato idea!” mi interrompe con tono quasi esasperato mentre sento la prima lacrima scendere sulla guancia “Sam…” allunga la mano per asciugarla ma ritraggo velocemente il viso cogliendolo di sorpresa.
“Mi sento un mostro Luka…nei tuoi confronti…” continuo fissandolo.
“Non dire così…” continua.
“C’è un motivo per cui ho perso la bambina…non ho combattuto abbastanza per…”
“Smettila!” tuona lui mentre il suo sguardo si fa più severo e la voce più tagliente “Non hai colpa per quello che è successo! Se Steve non…”
“Se non fossi andata da lui niente di tutto questo sarebbe successo!” esclamo e Luka rimane in silenzio “Non so cosa voglio non l’ho mai saputo!” continuo.
“Ce la faremo insieme Sam…” mi dice accarezzandomi la mano.
“Ci sono delle cose che ho paura dovrò capire da sola…” dico a bassa voce e lui stringe di più la mia mano nella sua.
“Te le lascerò capire…” dice con quello sguardo rassicurante.
“Sono confusa Luka…”
“…io mi confondo ogni volta che ti vedo…” mi interrompe cercando di abbozzare un sorriso.
Mi dispiace.
Ti amo.
E mi dispiace.
Mi dispiace di essermi innamorata di te e ti averti trascinato a fondo insieme a me. Mi dispiace che in questo momento non riesco nemmeno a guardarti in faccia senza pensare a cosa ti ho fatto perdere: il tuo riscatto, la tua possibilità di avere una famiglia, non c’è più ed è colpa mia.
Della mia testardaggine e delle idee sbagliate, di un ex che ha ucciso molto di più di quella bambina…un uomo che forse ha ucciso anche me, ed anche noi…
“Forse dovresti andare da Alex…” dico cercando di sforzarmi di cambiare argomento.
“No…voglio stare con te…” mi risponde.
Ho bisogno di stare da sola Luka…lasciami…lasciami con i miei sensi di colpa…
“Devo dormire…” aggiungo e lui annuisce.
“Lo so…” dice con un filo di voce.
Chiudo gli occhi, devo riposare. So che non riuscirò mai a dormire ma…ho bisogno di uno spazio, della mia bolla di sapone in cui non potrai esserci nemmeno tu Luka…perdonami.
Da sola, ho bisogno di stare da sola…
***
* Ore 07.09 *
Il sole ha iniziato a sorgere, i condomini neri si lasciano svegliare dalla luce aranciata del sole, i vetri dei grattacieli rinfrangono i raggi e li riflettono sull’asfalto ancora scuro, le chiome degli alberi si muovono, deve esserci vento.
Chiudo gli occhi, quando li riapro il sole che prima si nascondeva dietro il condominio sulla 23esima ha ormai superato le antenne che si stagliano sul tetto ed ha iniziato a illuminare anche la mia camera.
Sento dei passi leggeri e l’inconfondibile rumore della porta della mia stanza che si apre, volto la testa lentamente non sapendo bene chi aspettarmi, forse l’infermiera, e invece dopo pochi secondi riconosco distintamente i riccioli scuri del Dr.Dubenko.
Tiene lo sguardo basso e si richiude la porta alle spalle cercando di non fare rumore, poi si gira e guarda il mio letto mentre una leggera espressione stupita gli si dipinge in viso quando si accorge che sono sveglia.
“Credevo…dormissi…” confessa allargando le braccia “Volevo solo lasciare questi…” continua indicando un mazzo di fiori rosso scuro che tiene nella mano sinistra.
“Non riuscivo a dormire…” confesso mentre si avvicina e appoggia i fuori sul comodino.
“Posso prescriverti qualcosa se…”
“No…” lo interrompo “…ho bisogno di pensare…” continuo e lui annuisce mettendo le mani nei pantaloni azzurri da chirurgo che indossa.
“Mi dispiace Sam…” dice poi scuotendo leggermente la testa “…te l’avranno detto tutti…ma mi dispiace…sul serio…” continua con un tono vagamente sommesso.
Faccio un cenno con il capo senza dire nulla, grazie sarebbe una parola stupida secondo me…in queste situazioni ringraziare qualcuno che si sente male per te non lo trovo giusto, non lo trovo adatto.
“Sono passato da Alex poco fa…dorme…sta bene…” ricomincia spostando per un attimo lo sguardo verso la finestra.
“Forse sta meglio quando dorme che quando è sveglio…” commento cercando di tirarmi un po’ su con la mano sulla pancia dolorante per le ferite causate dai vetri.
“Gli hai parlato?” chiede girandosi e prendo una delle sedie bianche e verdi dietro di lui.
“No…siamo costretti a letto tutte e due…” rispondo “…non saprei cosa dirgli…” continuo e abbozzo un sorriso.
“Una batosta dietro l’altra…” commenta e io annuisco.
“Lei cosa farebbe?” gli chiedo su due piedi e lo vedo stranirsi immediatamente, sgrana leggermente gli occhi e si aggiusta gli occhiali, dà un leggero colpo di tosse prima di passarsi una mano tra i capelli.
“Non hai scelto la persona giusta…” dice.
“Scusa…” dico subito dopo “…non volevo scaricare i miei problemi…”
“Non è per quello!” mi interrompe “Non riesco a parlare con il mio di figlio…non posso aiutarti sul da farsi con il tuo ho paura…” continua.
“Mika?” chiedo ricordandomi il nome che mi aveva detto una volta. E lui annuisce.
“E’ difficile fare i genitori…non…” lascia cadere la frase.
“Sembra di non fare mai la cosa giusta…anche quando crediamo di fare il meglio per loro…poi…li trasciniamo con noi…” dico ripensando ad Alex, a come gli ho incasinato la vita in questi anni.
“E qualunque cosa facciano crediamo sempre…”
“…sia colpa nostra…” completo la sua frase e lui annuisce abbassando lo sguardo con fare triste.
“Lucien…” continuo usando forse per la prima volta il suo nome “…se vuoi parlare di Mika…”
“Oh ti prego Sam! Ero venuto qui per te…per vedere come stavi…non per sommergerti di fatti ininfluenti…” dice sorridendo.
“Posso sommergerti con i miei magari…” propongo.
“Quando sari fuori di qui magari…davanti a un caffè…e non alle sette del mattino…” dice alzandosi “Devi dormire…” continua.
“Grazie di essere passato…” gli dico e lui scrolla le spalle “Non prenderti colpe che non hai Sam…” mi dice rimettendo le mani in tasca “Nessuno ha potere su…certe…beh certe cose…” conclude e io annuisco mentre esce dalla porta.
Riguardo fuori, ormai la luce del sole è quella del mattino, bianca e vivace, chiudo gli occhi e porto istintivamente le mani al ventre cercando di reprimere un singhiozzo.
Le nostre colpe si ripercuotono sui nostri figli, loro pagano le conseguenze dei nostri errori, non era ancora nata ma ha dovuto pagare lo scotto per la mia stupidità…
* Ore 11.24 *
Ho gli occhi chiusi quando sento la porta aprirsi, ma non ho voglia svegliarmi e così fingo di dormire, non ho voglia di parlare con Luka o con chiunque sia.
“Dorme…” sento la voce di Neela risuonare flebile nella stanza.
“Già…le avranno dato qualcosa, Dubenko ha detto che stamattina era sveglia e stanotte non ha dormito…” è Elizabeth questa volta a parlare ma viene interrotta dalla porta che si apre di nuovo.
“Quanta gente…” è Wendall questa volta a parlare poi probabilmente guarda verso il letto e mi vede addormentata “Speravo di poterla salutare…”
“Anche noi…” le risponde Neela.
“Magari torniamo più tardi…” propone Elizabeth.
“Magari non ha voglia si avere gente intorno…” propone Wendall abbassando unlteriormente il tono di voce.
“Torno giù all’ER…” dice Neela e subito Wendall aggiunge di dover tornare anche lei.
“Rimango qui un secondo…” risponde invece Elizabeth e sento la porta chiudersi e il silenzio tornare dopo poco.
Sento dei passi in direzione della finestra ma ancora non ho voglia di aprire gli occhi, scusa Lizzie…
Passano alcuni minuti poi di nuovo il rumore della porta…
“Hey…” è la voce di Carter questa volta, sento Liz girarsi e salutarlo “Ti cercano giù…” dice John rivolto alla sua futura moglie.
“Sì, certo arrivo…” risponde lei senza alcuna convinzione poi ancora silenzio “Non posso nemmeno immaginare cosa stia provando adesso…” aggiunge dopo poco.
“Lizzie…” i passi di John risuonano per la spalla
“Forse avremmo dovuto starle più vicino e quel…quel delinquente non…” la voce di Liz cade nel nulla.
“Cercare delle colpe adesso non serve a niente…” la rassicura lui e dopo qualche istante riprende a parlare “…niente potrà mai cancellare tutto questo, credimi…ricordo come…è stato…ma Sam è forte, anche più forte di me e supererà anche questo…”
Lizzie non risponde nulla sento solo i passi e la sue presenza vicino al mio letto, poi la porta si apre di nuovo e loro escono: la stanza è di nuovo vuota.
* Ore 16.32 *
E’ passato Luka prima a dirmi che Alex mi saluta, è stato qui per un bel po’ poi è arrivato John e gli ho chiesto di portarlo fuori, a distrarlo…da sola…ho bisogno di stare da sola…
Guardo ancora fuori dalla finestra e decido che questo letto mi sta stretto…non dovrei muovermi, se uno qualunque dei dottori di questo ospedale mi vedesse sarebbe la fine ma…
Mi tiro su lentamente e con grande fatica porto i piedi giù dal letto, con la mano mi appoggio all’asta della flebo e mi metto in piedi: sento miliardi di spilli trafiggere ogni centimetro del mio corpo, mi giro e regolo leggermente l’emissione di antidolorifico, dopo qualche istante provo a muovere i primi passi con discreto successo.
Arrivo fino alla poltrona grigia davanti alla finestra e mi siedo lasciando andare il respiro e portando la testa indietro, non so quanto rimango così, un’ora forse di più con lo sguardo fisso su Chicago, poi la porta di apre, giro lo sguardo e vedo entrare Ray.
“Cosa diavolo ci fai tu lì?” mi chiede ancora prima di salutarmi con un’espressione a dire poco scioccata da bravo dottore premuroso che poco gli si addice.
“Ero stufa di stare a letto…” rispondo quasi abbozzando un sorriso.
“E sei arrivata lì da sola?” mi chiede avvicinandosi e io annuisco.
“Come infermiera sono in grado di regolare l’antidolorifico direi…” spiego e lui scuote la testa quasi divertito, è il primo sorriso che vedo in due giorni.
“Alex mi ha detto di darti questo…” dice prendendo una cosa dalla tasca e passandomela, il suo yo-yo porta fortuna “Gliel’ha portato Luka e mi ha detto di darlo a te…dice che ti servirà…” continua e si siede sull’altra poltrona.
“Grazie…” sorrido prendendolo in mano e guardandolo un attimo “Grazie per…passare così tanto tempo con Alex…” dico poi alzando gli occhi su Ray.
“E dai…tra bambini di dieci anni ci capiamo alla perfezione!” scherza e ancora una volta riesce quasi a strapparmi un sorriso “Sappi che sono qui a nome di tutti l’ER mi hanno detto di fare un po’ il buffone per cercare di farti ridere…” continua scrollando le spalle.
“Quasi ci stai riuscendo!” continuo sorridendo.
“Ti salutano tutti…” mi dice appoggiando i gomiti sulle ginocchia e lasciando penzolare le mani tra le gambe.
Annuisco senza dire niente e torno a guardare fuori “Mi sento così….in colpa Ray…” dico senza muovermi, lui non risponde e io continuo a parlare spostando lo sguardo su di lui “…ho sbagliato tutto…” continuo mentre la voce inizia a incrinarsi.
“Sam…” dice ma lo vedo che non sa in realtà cosa dire, che è spaventato e che non sa come reagire.
“Devo chiederti un favore Ray…” continuo asciugandomi le lacrime e lui annuisce velocemente “…e lo so che non è una cosa semplice e che ti sto scaricando addosso qualcosa di…enorme…” continuo e lui si alza e mi viene vicino accucciandosi davanti alla mia poltrona “…devo parlare ad Alex…della…devo dirgli della bambina…non so come dirglielo Ray…puoi…aiutarmi a dirglielo?”
gli chiedo e vedo perfettamente qualcosa nei suoi occhi, un misto tra stupore e paura.
“Intendi…?” mi chiede lui a bassa voce…
Scrollo le spalle “Non lo cosa intendo…non so come dirglielo, se dirglielo, non so chi deve dirglielo…”
“Sam…non credo sia una buona idea…io…non posso farlo al posto tuo…” mi risponde e io abbasso lo sguardo.
“Hai ragione…” commento.
“Starò con lui…te lo prometto Sam…dopo starò con lui…ma devi essere tu a dirglielo…” continua “Non posso essere io…”
“Puoi portarmi da lui?” gli chiedo e lo vedo che gira la testa e guarda un attimo fuori dalla finestra.
“Se scoprono che ti ho portata in giro mi sorbirò le scenate di tutto l’ER…” commenta “…quindi sì…ti porterò da lui…” conclude alzandosi e facendomi cenno di aspettare.
Esce e torna poco dopo con una sedia a rotelle.
“Forza…” dice prendendomi in braccio e aiutandomi a sedermi… “…andiamo…” inizia a spingermi fuori dalla camera e lungo il corridioio. Arriviamo davanti alla camera di Alex ed entriamo.
“Mamma!” esclama lui vedendomi e io sorrido.
“Visto chi ti ho portato?” gli dice Ray e lui lo guarda con un sorriso.
“Grazie!” gli dice.
“Ok…vi lascio…da soli per un po’ ok?” ci dice Ray e io annuisco poi metto un attimo la mano sulla sua “Grazie…” gli dico a bassa voce e lui fa un cenno con la testa e un sorriso comprensivo prima di uscire.
“Come stai?” chiedo ad Alex.
“Bene! Ray ha detto che sono una roccia e che uscirò prestissimo di qui!” mi risponde tutto contento “Tu?” chiede poi.
“Bene…” rispondo e poi lui cambia espressione forse vedendo la mia.
“Cosa c’è?” mi chiede tirandosi su a sedere.
“Alex…devo…dirti una cosa…” inizio a dire.
“Stai bene vero mamma? Tu stai…”
“Sì!” lo interrompo “…sto bene…” mi fermo “Alex è successa una cosa quando…sono caduta nella stanza di Steve…di papà…” inizio a dirgli e vedo il suo volto indurirsi nel sentire quel nome “…sono caduta molto violentemente…su un mare di vetri…e ho perso molto sangue…e…” mi fermo ancora e lo guardo “…ho perso la bambina Alex…la botta è stata molto forte e Julie era ancora troppo piccola per…riuscire a …” stringe i denti e serra i pugni.
“Non c’è più?” mi chiede a voce bassa.
“No…non c’è più…” gli confermo e lui distoglie lo sguardo da me “Alex…”
“Ma potrà esserci un’altra sorellina un giorno vero? Un’altra Julie…” dice voltando di scatto la testa verso di me.
“Alex…io…” dico senza riuscire a trovare le parole ma lui si ferma.
“Mi dispiace tanto mamma…” dice poi e si sporge per abbracciarmi “…e non preoccuparti…ci sono io…” continua e tra le lacrime mi scappa un sorriso.
Sam |
giovedì, 28 settembre 2006 |
|
Un colpo sordo che rimbomba nel soggiorno. Lo sguardo che si spegne. Il sangue che cola sul pavimento laccato.
“Alex!! Alex!! Guardami!!”
Apri gli occhi. Guardami Alex, andrà tutto bene. Te l’avevo promesso che non avrei lasciato che rovinasse tutto di nuovo, non ci sono riuscita.
Apri gli occhi. Apri gli occhi…
All this feels strange and untrue
And I won't waste a minute without you
My bones ache, my skin feels cold
And I'm getting so tired and so old
Mi hanno dato dei sadativi, qualcosa per calmarmi per non pensare. Sono ancora in Emergenza Uno distesa sul lettino, mi hanno lasciata un attimo da sola, hanno altri paziente, altre storie, altre vite…
Come è successo? Come è cominciato?
Con una telefonata …
No è iniziato tutto 10 anni fa quando una ragazzina stupida, con le tasche vuote e la testa piena di sogni ha conosciuto quell’uomo, quel ragazzo capace di incantarla con una proposta, di prometterle la luna e di non darle niente...niente...se non un figlio...
Non voluto, non programmato, un figlio che l'ha fatto scappare e che per questo le ha forse salvato la vita.
Ma adesso sono stanca di scappare da lui, stanca di dover sempre pensare a un piano di riserva, di dover cercare di ragionare come lui per capire se farà di nuovo irruzione nella nostra vita per rovinare tutto.
Lascio cadere lo sguardo oltre il vetro di Emergenza Due, Alex non c' l'hanno portato di sopra per operarlo, ma hanno già finitio probabilmente...lo staranno tenendo in osservazione...
Mi guardo il braccio e poi stacco la flebo, mi metto a sedere e porto i piedi giù dal lettino prima di appoggiarli a terra, il pavimento è così freddo...
In un angolo vedo i miei vestiti, mi infilo i jeans sporchi di sangue e la maglietta stropicciata, metto le scarpe senza allacciarle ed esco dalla sala, spero che non mi veda nessuno.
La gamba fa male, malissimo ma mi trascino fino all'ascensore, entro e mi appoggio alla parete. Le altre persone mi guardano, devo avere un aspetto terribile ma questo è l'ultimo dei mie problemi.
Secondo piano esco.
"SAM!" la voce di Elizabeth risuona per il corridoio, i passi si fanno più veloci e la vedo apparire vicino a me, mi mette una mano sulla spalla, mi guarda.
"Voglio andare da Alex..." dico con la voce bassa e lei annuisce semplicemente facendomi strada.
Un'altra porta vetri da cui guardare, e un altro letto bianco, con altri infermieri, altre flebo, un altro paziente...mio figlio.
Spingo leggermente la porta ed entro...
The anger swells in my guts
And I won't feel these slices and cuts
I want so much to open your eyes
Cos I need you to look into mine
Ha il viso bianco e le mani aperte sul lenzuolo, una flebo attaccata al braccio.
Una lacrima, poi un'altra.
Quante ne hai dovute passare in dieci anni Alex? Quante cose ti ho fatto sopportare che tu non avresti nemmeno dovuto conoscere? Quante fughe, quante paure? Quanti urli, litigi e insicurezze?
Perdonami.
Ci ho provato e riprovato a creare una vita normale, ho sperato ho voluto ma poi c'era lui, arrivava lui, sempre lui...
E l’ha fatto anche questa volta, ha inziato cercando di portarci di nuovo verso di lui ma questa volta stavamo vivendo, vivendo sul serio e così è arrivato, armato di pistola, della sua pazzia, della sua rabbia.
Ma la rabbia ora è mia per quello che ha fatto. Perché può ferirmi, può uccidermi, può urlare e picchiarmi ma non può toccare te che sei l’unica cosa buona che io abbia mai fatto in vita mia, ed anche lui…
Apri gli occhi…apri gli occhi…guardami…
Tell me that you'll open your eyes
Tell me that you'll open your eyes
Tell me that you'll open your eyes
Tell me that you'll open your eyes
Ho fallito come madre. Avrei dovuto proteggerti ed essere lì distesa al posto tuo, non dovrei essere qui a guardarti mentre lotti per la vita che ti ho dato e invece sono qui e non so cosa fare.
Vorrei urlare ma non ci riesco perché non ho nemmeno più la forza per questo…
Get up, get out, get away from these liars
Cos they don't get your soul or your fire
Take my hand, knot your fingers through mine
And we'll walk from this dark room for the last time
Ma se ce la farai questa volta sarà diverso.
Lo dico ogni volta lo so…e sono solo bugie, bugie come quelle che ti ha sempre raccontato tuo padre.
In modo diverso ma siamo sempre stati dei bugiardi con te cercando di illuderti che un giorno, forse, tutto sarebbe andato bene…
Ma questa volta sarà diverso perché lo ucciderò piuttosto che lasciare che ti si avvicini di nuovo, non lascerò mai più che nulla ti faccia del male.
Magari non posso proteggerti dal male mondo, ma posso proteggerti dal male che ti ho creato intorno…
Every minute from this minute now
We can do what we like anywhere
I want so much to open your eyes
Cos I need you to look into mine
Le palpebre di Alex si muovo impercettibilmente mentre stringo la sua mano un po’ di più.
“Hey…” dico a bassa voce e lui apre gli occhi e mi guarda. Sorrido mentre una lacrima scende. Poi un’altra.
“Bentornato…” dico con la voce così rotta da non sembrare neanche la mia.
“Mamma…” cerca di dire ma ne esce un flebile gemito.
“E’ tutto ok stai bene adesso…ti hanno operato…” papà ti ha sparato…
Questo devo dirgli? Che il proiettile che avrebbe potuto ucciderlo è di quel padre per cui lui stravede?
“E’ stato papà?” è lui a pronunciare quelle parole mentre riesco solo ad annuire e una lacrima scende anche dai suoi occhi. Poi un’altra.
“Non voglio vederlo più…” dice semplicemente.
“Non lo vedrai più te lo prometto…” lo rassicuro e lo stringo per un attimo dandogli un bacio sulla fronte “Torno subito ok? Vado a cercare il tuo dottore ok?” sorrido e lui annuisce “Andrà tutto bene te lo prometto…”
Mi alzo ed esco dalla sua stanza dopo essermi girata ancora a guardarlo.
Devo cercare Elizabeth ma il mio sguardo cade sulla sinistra, davanti a una porta un agente seduto su una sedia, il cappello calato sul viso, sembra stia dormendo.
Muovo qualche passo e mi metto davanti alla porta a vetri: lui.
Su un altro letto di ospedale un altro paziente: Steve.
La guardia non si accorge di me, non si accorge della mia mano sulla maniglia, della porta che si apre lentamente, dei passi che mi fanno scivolare dentro la stanza.
Ha gli occhi chiusi, una flebo e qualcosa per monitorare il suo stato…
Tell me that you'll open your eyes
Apri gli occhi figlio di puttana guardami.
Come se mi sentisse il suo sguardo si posa su di me.
“Sam…” inizia a dire.
“Taci!” lo interrompo a bassa voce reprimendo la rabbia che sale troppo velocemente.
“Alex?” mi chiede
Tell me that you'll open your eyes
Non nominare nemmeno il suo nome!
“Gli hai sparato!” dico avvicinandomi al suo letto “Gli hai sparato Steve, hai sparato a tuo figlio!” ripeto.
Sul suo volto si dipinge il terrore, lo posso vedere…
“Ero ubriaco Sam…ero…”
“Taci!” lo interrompo di nuovo e lui si zittisce.
Tell me that you'll open your eyes
“Non voglio vederti mai più Steve, voglio che tu sparisca dalla nostra vita per sempre!” dico scandendo bene le parole, soprattutto le ultime, le ultime due.
“Siamo una famiglia Sam…” mi dice cercando di allungare la mano verso la mia, ma la ritraggo prima che riesca a toccarmi.
“Non lo siamo, non lo siamo mai stati non lo saremo mai!” dico con la voce che muore in gola, roca e senza umanità.
Tell me that you'll open your eyes
“Ho sbagliato questa volta Sam…”
“Tu sbagli sempre Steve!” esclamo.
“Volevo stare con voi!” mi interrompe e io scuoto la testa.
“Non succederà mai! Non starai mai con noi, abbiamo già qualcuno che ci sta accanto…” gli dico.
“Il dottore?” chiede sporgendosi in avanti con uno strattone “Lui non è la vostra famiglia, non è il padre di Alex!” continua alzando leggermente la voce.
Tell me that you'll open your eyes
“Almeno lui non gli sparerebbe mai!” rispondo e vedo quel lampo nei suoi occhi.
La mano che scatta verso di me e mi prende il polso, le dita fredde che si chiudono e mi stringono, il cuore che batte più forte, il sangue che scorre in ogni centimetro del mio corpo.
“Lasciami…lasciami…” dico senza la forza di reagire, cercando di ritrarre il braccio ma lui è più forte di me e non mi lascia, non lascia la presa.
Tell me that you'll open your eyes
Tiro verso di me, lui mi strattona ancora, con più forza cerco di ritrarmi e lui lascia andare il mio polso, il peso si sbilancia all’indietro, cerco di appoggiarmi a qualcosa con una mano ma alle mie spalle c’è solo il carrello delle medicine.
Mi ci appoggio con una mano che rompe un flacone di un qualche medicinale, il carrello scivola all’indietro sulle ruote che non non sono state fissate e va a sbattere contro l’armadietto di vetro appoggiato alla parete.
Tell me that you'll open your eyes
Le ante vanno in mille pezzi, i vetri cadono a terra mentre il carrello si muove ancora una volta sfuggendo alla mia presa e mi sento cadere all’indietro.
Cerco di girarmi per mettere le mani a terra ma il suolo è ricoperto di vetri.
La prima cosa a fare contatto con i pezzi taglienti sono le mani poi sento il resto del corpo…
Tell me that you'll open your eyes
La testa sbatte contro il ripiano più basso del carrellino dei medicinali, I vetri mi lacerano la carne ad ogni più piccolo movimento, cerco di girarmi, ma il sangue si rimbomba nella testa, il cuore accellera i battiti.
Sento una fitta all’oddome, cerco di abbassare lo sguardo ma vedo solo rosso, il mio sangue che scorre da ogni taglio.
Cerco di urlare di dire qualcosa ma non ho la forza per tirare fuori la voce che mi muore in gola.
La testa si fa pesante, lo sguardo si appanna, sento Steve dire qualcosa, vedo che mi guarda…
Poi le palpebre calano e tutto diventa nero…
***
* Sam è stesa a terra in mezzo ai vetri, la testa appoggiata su un braccio, priva di sensi; il carrello dei medicinali è alla sua destra.
Steve urla qualcosa, chiama aiuto si divincola sul letto cercando di scendere ma la porta della stanza si apre all’improvviso… *
All this feels strange and untrue
And I won't waste a minute without you
La canzone usata è Open Your Eyes degli Snow Patrol, quelli che di voi hanno già visto la stagione 12 di ER sapranno che non è una trovata del tutto originale ma mi pareva ci stesse molto bene con la scena, quindi ve l'ho caricata e vi consiglio di leggere il post mentre la ascoltate!
Sam |
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:: PER INIZIARE
::
Questo diario fa parte del gioco di ruolo Emergency
Room, dedicato al telefilm ER Medici in Prima Linea. I fatti
narrati qui sono frutto di immaginazione e i riferimenti a persone
e cose realmente esistenti è casuale.
:: SAMANTHA ::
:: Carta di identità
:: Nome: Samantha
:: Cognome: Taggart
:: Soprannome: Sam
:: Età: 25 anni circa
:: Ruolo: Infermiera
:: Legami: Alex Taggart
:: La sua storia
Sam rimane incinta di Alex a 15 anni e decide di tenere
il bambino. Arriva a Chicago, e al policlinico, in uni dei suoi
tanti spostamenti per sfuggirer dall'ex compagno e padre di Alex,
e vi si stabilisce anche a causa della relazione con il Dottor Luka
Kovac. Impulsiva, indipendente e autoritaria rivela invece la sua
fragilità nella vita che non è andata proprio come
voleva lei; capace di affrontare ogni situazione dimostra nel suo
lavoro grande umanità.
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